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Calciopoli è lo scandalo basato su intercettazioni telefoniche che ha portato la Juventus in Serie B nel 2006. Di seguito la cronaca degli avvenimenti di quell'anno, l'analisi sulle motivazioni della sentenza e l'elenco delle udienze del Processo penale relativo.

I personaggiModifica

Gli indagatiModifica

Classe arbitraleModifica

Massimo De Santis, arbitro (e vice commissario della polizia penitenziaria)


Duccio Baglioni, guardalinee


Paolo Bergamo, ex designatore (fino al 2005)


Paolo Bertini, arbitro


Paolo Dondarini, arbitro


Silvio Gemignani, guardalinee


Alessandro Griselli, guardalinee


Pietro Ingargiola, osservatore CAN


Tullio Lanese, presidente AIA

Gennaro Mazzei, responsabile arbitri Toscana


Manfredi Martino, impiegato FIGC

Domenico Messina, arbitro


Pierluigi Pairetto, ex designatore arbitri (fino al 2005)


Gianluca Paparesta, arbitro


Tiziano Pieri, arbitro


Salvatore Racalbuto, arbitro


Gianluca Rocchi, arbitro


Pasquale Rodomonti, arbitro


Paolo Tagliavento, arbitro


Matteo Trefoloni, arbitro

DirigentiModifica

Franco Carraro, presidente FIGC


Andrea Della Valle, presidente Fiorentina


Diego Della Valle, proprietario Fiorentina


Mariagrazia Fazi, segretaria FIGC


Pietro Franza, presidente del Messina


Franco Ghirelli, segretario generale FIGCAntonio Giraudo, a.d. Juventus


Claudio Lotito, presidente Lazio


Innocenzo Mazzini, dirigente FIGC


Sandro Mencucci, dirigente Fiorentina


Luciano Moggi, direttore generale Juventus


Raffaele Pagnozzi, Coni

ProcuratoriModifica

Alessandro Moggi, socio GEA


Massimo Brambati, collaboratore GEA


Riccardo Calleri, socio GEA


Giuseppe De Mita, socio GEA


Pasquale Gallo, collaboratore GEA


Chiara Geronzi, socio GEA


Davide Lippi, collaboratore GEA


Oreste Luciani, socio General Athletic


Emiliano Zavaglia, procuratore


Francesco Zavaglia, socio GEA

GiornalistiModifica

Aldo Biscardi, giornalista La7


Tony Damascelli, giornalista il Giornale


Guido D’Ubaldo, giornalista Corriere dello Sport


Fabio Baldas, commentatore televisivo


Franco Melli, editorialista il Tempo


Mauro Sandreani, opinionista RAI


Ignazio Scardina, giornalista RAI


Ciro Venerato, giornalista Rai

AltriModifica

Francesco Attardi, generale di brigata della Guardia di Finanza


Luigi Chiappero, avvocato della Juventus


Vincenzo Corrias, prefetto e capo segreteria Ministero dell’Interno


Giuseppe D’Aniello, maresciallo GdF in congedo


Leonardo Meani, addetto agli arbitri del Milan

Donato Paradiso, poliziotto questura di Torino


Pierluigi Vitelli, poliziotto questura di Roma


Fabio Basili, poliziotto questura di Roma

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Primavera-estate 2006Modifica

Le indaginiModifica

Le indagini a Torino e il calcioscommesseModifica

Le indagini nascono da un'inchiesta sul calcioscommesse della procura di Napoli, risalente al 2004. In estate di quell'anno viene interrogato l'ex amministratore delegato dell'Udinese Dal Cin, che parla di una "combriccola romana" di arbitri della Capitale: Palanca, Gabriele e De Santis, considerato figura di riferimento.

Nel frattempo la procura di Torino autorizza, il 9 agosto intercettazioni telefoniche sui telefoni di Luciano Moggi (inizialmente un fisso e due cellulari, poi altri telefonini - dal 12 agosto), Antonio Giraudo e Pierluigi Pairetto. Altre utenze saranno aggiunte dopo. Il reato per cui sono richieste è associazione a delinquere finalizzata alla commissione di più reati di frode sportiva. Questo in seguito all'intercettazione delle telefonate di Riccardo Agricola per un'ipotesi di ricettazione. Il procuratore di Torino Marcello Maddalena, con il giudizio in merito del GIP, chiede l'archiviazione il 19 luglio 2005. Scrive:

"[...] Perché si possa ritener sussistente il reato, perché si possa parlare di alterazione del corretto svolgimento di una partita di calcio, non è sufficiente la prova che sia stato scelto da Pairetto per una partita della Juventus un arbitro (o un assistente) in modo fraudolento, ossia aggirando le metodologie dei sorteggi, ma va anche provato che quell'arbitro (o quell'assistente) è stato scelto perché era disponibile volutamente ad alterare il risultato [...] In altre parole, non può desumersi quale conseguenza probatoria logica ed indefettibile da una scelta di un arbitro, in ipotesi effettuata dal Pairetto in modo "pilotato" e di intesa con i dirigenti della Juventus, la automatica alterazione del risultato della gara; né può ritenersi per ciò solo, in re ipsa, che l'arbitro proprio in quanto scelto in tal modo fosse necessariamente disponibile a volutamente alterare il risultato della gara a favore della Juventus".

Sulla mancanza di gravi indizi in ordine ai reati di frode sportiva:

"[...]... le manifestazioni di speranza nella bontà degli arbitri lasciano aperti dubbi circa il fatto che gli arbitri richiesti da Moggi siano con sicurezza determinati... a favorire la squadra diretta da Moggi e pertanto a realizzare una fraudolenta ed illecita interferenza nel leale andamento della competizione...". "[...] [dopo aver ascoltato] l'imponente massa delle conversazioni intercettate" "[...] [emerge che] tutte le osservazioni, i commenti, le indicazioni (per le partite amichevoli), i suggerimenti riguardanti gli arbitri sembrano porsi sempre nell'ottica della ricerca dell'arbitro migliore per le partite della Juve, dell'arbitro cioè che meglio garantisca il regolare andamento ed il regolare esito della competizione sportiva".

Le due inchieste rimarranno sempre separate l'una dell'altra e gli inquirenti non comunicheranno mai fra loro.

Le indagini a RomaModifica

Le telefonate sono ascoltate da 12 carabinieri della caserma di via in Selci di Roma, fino al 31 maggio 2005. Sono capeggiati dal maggiore Attilio Auricchio (che dopo le sentenze sarà promosso come colonnello), condannato in relazione a un'altro caso per manomissione di prove (intercettazioni nello specifico), nell'"Operazione Off-side". Essi scriveranno tre informative col resoconto dell'indagine: due ad aprile e novembre 2005, e una integrativa di gennaio 2006.

Auricchio ha dichiarato al Processo di Napoli su Calciopoli, che "No, sappiamo che c'erano dei giornalisti" alla domanda se i carabinieri sapessero se i giornalisti presenti al sorteggio arbitrale fossero sempre gli stessi - i carabinieri mandarono alcuni agenti nel sorteggio di Milan-Juventus;

che "No, non la so [...] (la griglia della decisiva Milan-Juventus) ma noi non avevamo attenzionato le partite a seconda della loro importanza. Poi per noi la designazione di Collina era una garanzia. No, non ritenevamo che contasse quella gara" (sempre Milan-Juventus) scatenando la reazione di Pairetto che dice: "Pazzesco! Questa era la partita più importante e non la sai!";

che (alla domanda dell'Avv. Messeri: "Quindi quel risultato del campo era giusto? Lei ha parlato, la scorsa udienza, di ammonizioni che non c'erano, di gol in evidente fuorigioco, relativamente a Siena-Milan, quindi le ha analizzate anche da questo punto di vista?") "No, abbiamo fatto solo riferimento ai tabellini delle partite tratti dai giornali sportivi, tranne Tuttosport. Ho fatto riferimento al contenuto dei tabellini delle gare dei giornali. Io non mi sono mai permesso di valutare i singoli episodi." affermando quindi che i presunti favori alla Juve non fossero stati da lui attribuiti secondo le immagini delle partite, ma in base ai tabellini di giornali di Milano e Roma, notoriamente vicini alle squadre delle città - cosa che porterà ad inserire nell'informativa anche risultati sbagliati, come Juventus-Sampdoria 1-0 (invece finita 0-1 con un gol peraltro in fuorigioco di Diana).

La fuga di notizie e il processo mediaticoModifica

Le indiscrezioniModifica

Il 3 maggio 2006 escono sulla Gazzetta dello Sport le prime indiscrezioni sulle indagini. È bene ricordare che Auricchio, sempre sentito come testimone al Processo, ha affermato su Galdi della Gazzetta:

"Mentre Galdi era una fonte utile per le indagini sul mondo del calcio, non ho parlato con la Sarzanini. [...] Ho chiesto a Galdi delle informative e mi ha detto che la prima delle tre girava tra la stampa, senza essere preciso. [...] I contatti con Galdi sono iniziati dalla fine del 2003. Siamo amici e io l'ho anche utilizzato per apprendere notizie investigative nell'ambito delle indagini sul calcio. Mi chiamava frequentemente per tenermi informato su tutti i fatti che conosceva all'interno del mondo sportivo. Lo faceva perché era gratificato dal collaborare con gli investigatori."

Questa invece la testimonianza dell'altro CC Di Laroni: "Ho conosciuto Galdi durante le indagini sulle fidejussioni presso la Procura di Roma. Durante le indagini per la procura di Napoli abbiamo utilizzato Galdi per chiedere informazioni sul calcio, soprattuto per cercare siti web che fossero utili per le indagini ma anche informazioni in genere. Aveva contatti con il magg. Auricchio e con me; i contatti erano sporadici, a volte a voce a volte al telefono. I contatti sono avvenuti soprattutto all'inizio delle indagini, negli ultimi mesi del 2004. Mi chiamava frequentemente per chiedermi notizie sulle indagini; io lo chiamavo per avere le notizie che mi interessavano. [...]

Durante le redazione della seconda informativa noi cercavamo di comprendere le modalità del sorteggio arbitrale e io chiesi notizie al Galdi ed egli sulla casella istituzionale di posta del reparto mi inviò una mail che conteneva le norme in base alle quali i designatori avevano stabilito di fare i sorteggi. Io gli ho fatto per cortesia un ricorso avverso una sanzione per violazione al codice della strada. [..] Aggiungo che il Galdi, dopo la fuga di notizie, si lamentò con me ed il maggiore Auricchio del fatto che lui aveva fornito apporto alle indagini senza nulla ricevere, a differenza di alcuni suoi colleghi. In particolare citò il fatto che aveva notato sul computer della collega Sarzanini i files relativi ai verbali di Paparesta e Pirrone, fornendomene una copia cartacea. Ciò avvenne nella settimana seguente il 12 maggio 2006. Mostrai tali verbali al maggiore Auricchio. Quei verbali sono stati strappati la stessa sera della consegna, dopo averli mostrati al mio superiore."


Le indiscrezioni sono dovute alla fuga di notizie dalla caserma di via in Selci. Queste le testimonianze dei due:

Auricchio: "Ho solo inserito una password sulle tre informative riepilogative, condivisa. Più o meno a maggio 2006 sono venuto a conoscenza che la Procura di Torino conosceva aspetti particolari dell'indagine di Napoli e quindi ho ritenuto di dover adottare maggiori cautele sui files delle informative. Ho mutato la password comunicandola solo a Di Foggia e Di Laroni. La documentazione cartacea era in una armadio dell'ufficio le cui chiavi erano gestite dai marescialli. Dopo che si verificò la fuga di notizie adottai un altro criterio di protezione più rigido. [...] Preciso che non so da chi è stata presa la determinazione di copiare le tre informative creando altra directory. Ho quindi cambiato la password e il Col. Arcangioli mi ha chiesto perché l'avevo fatto."


Di Laroni: "Le informative venivano scritte con i colleghi sotto la direzione del Magg. Auricchio. Inizialmente questi mise la password della sua data del matrimonio, poi la variò con la data di nascita, perché non ci ricordavamo la data. Non mi risulta che venne creata altra directory con copia dei files. Dopo l'uscita delle notizie sulla stampa fu adottato un criterio di protezione rigido. [...] La documentazione cartacea era in un armadio dell'ufficio non chiuso a chiave. Poi abbiamo creato un dvd con le prime due informative ed un cd con la terza. Ciò all'incirca tra settembre e natale 2005 e, quanto al cd, a febbraio 2006. Avevamo ciascuno di noi una copia. Supporti informatici non sono stati mandati ad altri uffici prima del maggio 2006."


Perché le informative non erano ben custodite? La "talpa" non è mai stata scoperta. È comunque tipico dell'Italia non rispettare il segreto istruttorio.

Il 7 maggio 2006, in occasione di Juventus-Palermo, John Elkann dichiara: "Ripeto, ci sono sedi adeguate, questa non lo è. Il nostro stato d' animo è che vogliamo vincere lo scudetto. Noi siamo qui per essere vicini alla squadra e all'allenatore." Freud direbbe che le dimenticanze non solo mai casuali. Nel prepartita, accanto a Giraudo, Moggi e Capello c'è Andrea Agnelli.

I titoli dei giornali e il processo sui mediaModifica

Come si vedrà, le pene delle sentenze saranno fortemente condizionate dal "processo mediatico". È doverosa una premessa: il gruppo RCS Sport nell'aprile 2010 ha firmato un contratto per la valorizzazione del marchio dell'Inter; il giornalista di RAI Sport Jacopo Volpi ha dichiarato a gennaio 2010 che "Quando gioca la Roma la redazione sport diventa una piccola Curva Sud"; Mediaset, come Mediaset Premium, appartiene alla Fininvest di Silvio Berlusconi, proprietario del Milan; il Corriere dello Sport fa esplicito riferimento, come il Messaggero Sport, a Roma e Lazio; SKY Sport ha tra i vari dipendenti numerosi giornalisti od opinionisti dichiarati tifosi (Caressa-Roma, Bergomi-Inter, D'Amico-Lazio, ecc.), così come Repubblica e l'Espresso (un esempio è Crosetti, dichiaratamente interista); La7 è di proprietà della Telecom Italia, legata all'Inter molto strettamente come si vedrà.

Questo per far notare l'imponente massa di media di parte antijuventina, che già negli anni precedenti aveva montato i casi Iuliano-Ronaldo, doping, ecc. poi rivelatisi dei bluff colossali.

Ruggiero Palombo, vicedirettore della Gazzetta dello Sport, lancia un messaggio "inquietante" con l'articolo "Ricucci del pallone, attenti all'estate" il 22 aprile nel quale prevede: "Cosa potrebbe accadere se invece, magari a campionato concluso, nella quiete che precede la grande kermesse dei Mondiali, spuntassero fuori dei bei fascicoloni che ci raccontano di questa e quella telefonata, di come il calcio viveva la sua quotidianità, non il secolo scorso ma appena un anno fa?". La Gazzetta, nella prima indiscrezione del 3 maggio, scrive "Terremoto su Moggi"; il direttore Candido Cannavò poi parla apertamente di "Moggiopoli"; mesi prima delle sentenze è prevista l'assegnazione dello Scudetto 2005-06 all'Inter; alcuni titoloni in prima pagina recitano "Processateli!" e "Stangatina!" dopo la sentenza di primo grado.

In ogni caso da tutti i media arriva la spinta verso la condanna.

Sui giornali sono dedicate due pagine all'elezione di Napolitano come Presidente della Repubblica e otto a Calciopoli.

Ruggiero Palombo, con l'articolo "Il diritto di sapere", fa da starter allo scandalo. Scrive: "Le intercettazioni telefoniche relative alla stagione sportiva 2004-2005 delle quali questo giornale fa sommessamente cenno da un paio di settimane. Intercettazioni a cura della Procura di Torino (Guariniello e non solo), girate a quella di Roma e contestualmente alla Federcalcio", cosa non vera: Torino intercettò solo fino a settembre. Le telefonate di Napoli erano invece note al citato Galdi, come si scoprirà nel 2010.

Le reazioni della politicaModifica

Subito il neopremier Romano Prodi parla di "fatti delittuosi accaduti nel mondo del calcio" e invoca, subito imitato dai media, le dimissioni del CT Marcello Lippi, a causa della sua presunta vicinanza con la Triade. I giornali e le tv invocano a gran voce anche la testa di Cannavaro e Buffon.

Il Ministro per lo Sport Giovanna Melandri, il 10 settembre 2006 (dopo un'intervista a Moggi a Quelli che il calcio) dichiara: "trovo eccessivo e inopportuno lo spazio concessogli". Questo dopo aver detto, nella Camera dei Deputati, il 27 giugno:

“Il quadro che emerge dall'inchiesta in corso è quello di un mondo dove le regole esistenti non sono state rispettate e dove molte di quelle stesse regole si sono rivelate del tutto inadeguate a garantire il corretto svolgimento delle competizioni e ad assicurare trasparenza alle attività dei soggetti interessati. Per questo mi indigno quando sento parlare, con tanta euforica leggerezza, di amnistia. Al calcio italiano, oggi, non servono improbabili e improponibili colpi di spugna, ma serietà, saggezza e serenità. Il malato è grave, ma certo non irrecuperabile, soprattutto se puntiamo su un nuovo quadro trasparente di regole e sui giovani. Spetta, quindi, ora alla giustizia ordinaria e a quella sportiva nei prossimi giorni completare il loro corso e accertare le eventuali responsabilità di coloro che non hanno rispettato le regole, ma occorre anche procedere ad una riscrittura delle regole stesse, per evitare il ripetersi di così gravi fenomeni ed anche per garantire un nuovo equilibrio competitivo”.

Su di lei avevano detto Gianni Agnelli: “Giovanna Melandri? Al massimo le farei fare la segretaria, ma la segretaria di un altro” e Claudio Velardi, portavoce di Massimo D'Alema: ”Va bene facciamola ministro. Nel governo ci vuole una bella donna che venga bene nelle foto.” nel 1993.

Il 12 settembre avrà una lite con Clemente Mastella proprio a causa di alcune frasisu Moggi di quest'ultimo.

Nel frattempo, il 10 maggio 2006, alle elezioni del Presidente della Repubblica, un deputato scrive sulla scheda il nome di Luciano Moggi.

Il processo sportivoModifica

La nomina di Guido Rossi e il pre-sentenzeModifica

8 maggio. Sotto il fuoco di fila della stampa che ne chiede la testa, si dimette il presidente della Figc Franco Carraro con una lettera nella quale precisa di non aver tenuto "le carte" per mesi nei cassetti, come la stampa lo accusa di aver fatto: "Il 21 settembre 2005 ho ricevuto dal Procuratore Capo di Torino, dr Maddalena, la richiesta di archiviazione ed il decreto di archiviazione del Gip. Il 13 marzo mi è stata inviata la documentazione che sta alla base dei provvedimenti che mi erano stati consegnati a dicembre".

10 maggio. Si dimette anche Innocenzo Mazzini, vicepresidente della FIGC. A Roma vengono ascoltati gli arbitri Dattilo, Bertini e Cassarà. L'Espresso anticipa che tra gli indagati dalla Procura di Napoli ci sono anche il dimissionario presidente federale Carraro, l'arbitro De Santis e il designatore Pairetto. Si parla di nove squadre coinvolte.

11 maggio. Si dimette l'intero Cda della Juve. La Procura di Parma apre un'inchiesta su scommesse con broker non autorizzati: indagati Buffon, Maresca, Iuliano e Chimenti.

16 maggio. Guido Rossi viene nominato "commissario straordinario della FIGC", dopo essere stato consigliere di amministrazione dell'Inter dal '95 al '99. Di lui si ricordano la scalata alla Banca Antonveneta e la preziosa mediazione col Barcellona per l'acquisto di Ronaldo, nel 1997. Dopo il mandato diventerà presidente della Telecom. Il documento con cui il CONI lo nomina non è mai stato reso pubblico.

Nicola Cecere, sulla Gazzetta, scrive l'articolo: "Al potere un vero tifoso interista che evita il caffè al bar bianconero". Cecere informa che Rossi è stato quattro anni nel consiglio nerazzurro, che Moratti la battezza come "Ottima scelta", e che Guido Rossi "ha sempre seguito con costanza le vicende della squadra e quelle della società anche quando non ha più avuto una veste ufficiale. Soffrendo in tutti questi anni come Moratti e gli altri milioni di tifosi, al punto da cancellare dalle sue abitudini il caffè in quel tale locale sotto la sua abitazione perché stufo, si racconta, di essere preso in giro dal barista di fede juventina".

Sulla sua nomina scrive:

"Un interista al potere: proprio vero che il calcio italiano intende voltare pagina... Sì, ma è bene che il popolo nerazzurro non si faccia illusioni: il professor Guido Rossi non può che essere un personaggio al di sopra di ogni sospetto. E il fatto che Moratti plauda a questa scelta non significa che si attende trattamenti di riguardo, cosa peraltro estranea alla sua concezione di competizione sportiva. Però vale la garanzia che non ci sarà, questo riguardo, nei confronti di nessuno..."

Un commissario straordinario che promette mari e monti, che si impegna a riscrivere le regole del calcio, che, però, appena chiusa la fase sportiva del possibile ricorso al TAR, ritornerà in Telecom.

18 maggio. Guido Rossi si reca a Napoli per parlare con i pm Beatrice e Narducci. Repubblica scrive che "Il procuratore capo di Napoli Giovandomenico Lepore ha incontrato i giornalisti presenti davanti al Palazzo di Giustizia per divulgare 'un comunicato prodromico' al silenzio stampa. Inoltre Lepore ha spiegato che nell'incontro tra i magistrati che conducono l'inchiesta sul calcio italiano e il commissario della Figc, Guido Rossi, si sono stabilite, fra l'altro, le modalità di trasmissione, nel rispetto delle previsioni di legge, di copie degli atti di indagine relativi a tesserati della Federcalcio e rilevanti ai fini della giustizia sportiva".

23 maggio. La stampa chiede teste nel cesto, come durante la rivoluzione francese, e il 19 maggio dà le sue dimissioni Italo Pappa, generale della Guardia di Finanza e capo dell'Ufficio Indagini. Guido Rossi chiama Francesco Saverio Borrelli a guidare l'Ufficio Indagini della Figc. La nomina dell'ex capo della Procura di Milano scatena reazioni nel mondo politico. Plaude la maggioranza di centrosinistra guidata da Prodi, replica duramente l'opposizione e Berlusconi attacca: "Si sono scelti l'arbitro di fiducia".

26 maggio. Tour de force di Borrelli che si presenta a Roma e subito dopo schizza a Napoli per ritirare il materiale d'indagine, accompagnato da Paolo Nicoletti, vicecommissario FIGC, uomo di fiducia di Guido Rossi, nonché "figlio dell’avvocato Francesco Nicoletti, stretto collaboratore e legale di fiducia di Angelo Moratti", come evidenzierà la senatrice Maria Burani Procaccini in un’interrogazione al ministro dello sport Melandri.


Al termine dell'incontro con Borrelli, il procuratore della Repubblica Giovandomenico Lepore dichiara: "Alla riunione con Borrelli ho partecipato con i magistrati che conducono l'inchiesta contro Moggi e altri. Al termine, sono stati consegnati al capo Ufficio indagini della Figc gli atti delle indagini necessari per una rapida attivazione della giustizia sportiva, le cui leggi consentono di operare in tempi più brevi e di poter procedere al più presto nello spirito di collaborazione. Se ci sarà la necessità, e se si potrà fare, non ci saranno ostacoli. Noi ce la stiamo mettendo tutta per concludere l'inchiesta, almeno nella parte che ci riguarda, nel più breve tempo possibile. Per questo, Narducci e Beatrice stanno lavorando come pazzi, assieme agli investigatori, per chiudere questa fase con garanzie per tutti. Penso che Borrelli abbia apprezzato il nostro impegno e la collaborazione avuta". In una successiva audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato , il 14 settembre 2006, Borrelli ammetterà che quando è andato a Napoli ha ricevuto gli atti senza averne fatto richiesta e parlerà di "gita a Napoli" (Pdf completo dell'audizione). Ne è qui riportato un brevissimo stralcio: Borrelli: "Non sono in grado di dare molte spiegazioni. Certo, non possiamo fare a meno di constatare che a Napoli è successo qualcosa di strano, e dire strano è dire poco. Certo, è possibile che l’invio degli atti da Napoli all’ufficio indagini o, per meglio dire, la consegna materiale nelle mie mani sia stata determinata, facilitata, incoraggiata dalla circostanza che nel frattempo era già comparso sulla stampa periodica il contenuto integrale delle tre informative dei Carabinieri. Non mi sento autorizzato a ricostruire anche psicologicamente il processo mentale dei colleghi di Napoli".

Borrelli ricostruisce i fatti e quella giornata: "Sono venuto a Roma a prendere possesso dell’ufficio intorno il giorno 26 maggio; dal primo contatto con l’avvocato Nicoletti, che è il braccio destro del commissionario straordinario, professor Rossi, ho appreso che Napoli aveva una messe notevole di atti che avrebbe potuto trasmetterci e che poteva interessare la giustizia sportiva. Quindi, in seguito ad intese telefoniche preventive tra l’avvocato Nicoletti e la procura della Repubblica di Napoli, lo stesso 26 maggio, quando ho preso possesso dell’ufficio a Roma, l’avvocato Nicoletti ed io ci siamo trasferiti a Napoli su una macchina dei Carabinieri e 'dietro mia richiesta verbale, perché non avevo ancora firmato nulla, il procuratore della Repubblica di Napoli, come risulta dalla lettera di accompagnamento datata 26 maggio, mi ha consegnato il cd-rom contenente la copia delle informative dei Carabinieri." Sen. Manzione (Ulivo): "Atti che non aveva ancora chiesto formalmente e che non era titolato a chiedere perché non aveva assunto le funzioni. Questo è un limite." Borrelli: "Nel momento in cui sono andato a Napoli si è parlato di questa indagine e mi sono state verbalmente illustrate le linee portanti della stessa ho chiesto se potevamo avere questi atti." Sen. Manzione (Ulivo): "È possibile che un procuratore della Repubblica illustri al capo di un ufficio indagine di un’associazione privata – sottolineo questo punto – le linee principali di un’indagine coperta dal segreto istruttorio?" Borrelli: "Qui entra in gioco l’articolo 2 della legge n. 401 del 1989." Sen. Manzione (Ulivo): "Lei ci ha detto che la richiesta non era stata ancora inoltrata e ancor più che non aveva nemmeno assunto le funzioni, quindi non era in condizione di presentare la richiesta. A volte la forma diventa sostanza."

[...] Borrelli: "C’è stata forse una fase, che ha preceduto la mia gita a Napoli, un po' fluida di contatti tra il vice commissario Nicoletti e la procura di Napoli."

5 giugno. Partono gli interrogatori in Federcalcio. Borrelli si lamenterà di aver trovato un muro di omertà, di non aver trovato nessun pentito ma chi voleva collaborare c'era. L'assistente Rosario Coppola si era recato spontaneamente dagli investigatori di Roma per parlare del "sistema" in modo allargato e di pressioni ricevute per un caso che coinvolgeva l'Inter, ma gli fu risposto che "L'Inter non interessa". Queste dichiarazioni non furono neppure verbalizzate e solo anni dopo si conosceranno, con la deposizione di Coppola al Processodi Napoli.

15 giugno. Guido Rossi nomina presidente della Caf Cesare Ruperto che prende il posto che era di Cesare Martellino.

19 giugno 2006. La relazione del pool di Borrelli su Calciopoli viene stampata e consegnata in serata al procuratore federale Palazzi, che Bondini sulla Gazzetta descrive così: "Un magistrato militare «cortese, ma ermetico» che normalmente impiega una settimana a stilare i suoi accurati deferimenti, ma che stavolta dovrebbe farcela entro venerdì".

Le indagini hanno riguardato cinque squadre: Juventus, Milan, Fiorentina, Lazio e Sampdoria. I giornali preannunciano la linea dura di Palazzi, con unico dubbio riguardo la posizione della Sampdoria. Borrelli conclude la sua relazione scrivendo:

"Resta da ripetere che le indagini dovranno proseguire: la vastità del contesto, la unicità di questo che è il più grande scandalo del calcio, il numero davvero ampio di società e di soggetti coinvolti, i plurimi filoni indagativi che sin da ora emergono e che vieppiù emergeranno nel prosieguo, non permettono di ritenere conclusa l'opera di individuazione delle responsabilità".

Nel 2010 si apprenderà che non hanno proseguito nelle indagini né Borrelli, all'Ufficio Indagini fino alla primavera 2007, né Palazzi. L'Inter e altre squadre non sono state giudicate, perché l'intero corpo delle intercettazioni effettuate per Calciopoli la FIGC lo richiede, e lo ottiene, solo ad ottobre 2010, dopo che la difesa di Moggi troverà le intercettazioni "sfuggite" (?).

Sono giorni di grandi peana per Stefano Palazzi. Gianni Bondini sulla Gazzetta del 21 giugno 2006 scrive che è blindato nella sua casa per studiare le 193 pagine della relazione di Borrelli:

"È un giudice di appello della corte militare di Napoli dal '98. Un Palazzi di cemento armato, dice chi lo conosce. [...] Ora è Palazzi il Borrelli di Moggiopoli. Pronto a sfidare baroni e principi del foro (Italico) nei saloni dell'Olimpico. Tifa Napoli. Per scoprire un po' il Palazzi gelosissimo della sua privacy, si ricorda che il 12 giugno di un anno fa era in tribuna al San Paolo...".

21 giugno. La stampa informa che Palazzi vorrebbe "far scattare subito i provvedimenti", ma c'è un dilemma federale perché sembra che "dalla Germania, s'è ventilata l'esigenza di non distrarre gli azzurri nell'immediato prepartita con la Repubblica Ceca". La prudenza non sarà certo una caratteristica dell'estate 2006. La Gazzetta scrive anche: "Ma così come Borrelli, e il suo staff, han fatto la corsa contro il tempo nell'istruttoria (guadagnandosi il plauso della Ministro Melandri), stesso ritmo vuole tenere Stefano Palazzi. E il commissario Guido Rossi sembra fermamente intenzionato a non autorizzare rallentamenti". Guido Rossi ha ridotto da 10 a 5 i giorni per la costituzione dopo la notifica del deferimento per andare ancora più veloci verso la meta.

22 giugno. Bastano solo quattro giorni a Palazzi per mettere a punto il maxiprovvedimento di deferimento. Galdi della Gazzetta: "L'attesa è finita... Il Procuratore federale Stefano Palazzi conferma il teorema accusatorio dei magistrati napoletani Beatrice e Narducci". Francesco Saverio Borrelli ha sposato l'ipotesi napoletana, ha formulato un'accusa che parla di "illecito strutturato", e Palazzi ha sposato i risultati dell'indagine di Borrelli, in parte, perché per giorni si parlerà di una divergenza tra i due sulla posizione del Milan, che Palazzi avrebbe alleggerito rispetto a Borrelli. Alla relazione di Borrelli sono allegate 7.000 pagine di informative e verbali che le difese devono leggere, e prepararsi a controbattere, in soli quattro giorni.

L'illecito strutturato è un reato non contemplato da alcun codice, che all'epoca dei fatti non era conosciuto. Quindi l'imputazione degli indagati per "illecito strutturato" (o "associativo") è incostituzionale, violando l'Art. 25 della Carta. L'illecito strutturato consisterà in un "rapporto esclusivo e privilegiato tra Moggi e i designatori" che si rivelerà ben presto tutt'altro.

Per quanto riguarda le 7.000 pagine, si fa notare solamente come per poter quantomeno sapere le carte processuali, gli avvocati difensori avrebbero dovuto leggere più di una pagina al minuto senza dormire, distrarsi o scrivere le arringhe.

24 giugno. I media parlano sempre più della differenza di vedute tra Borrelli e Palazzi riguardo alla posizione del Milan. La Gazzetta, con Repubblica in testa al plotone mediatico, scrive: "Borrelli riteneva grave la posizione del Milan. [...] il documento del capo dell' Ufficio Indagini che ha fatto da «traccia» al lavoro del Procuratore federale Stefano Palazzi. Ma non per intero. Palazzi, infatti, non ha sposato la tesi accusatoria di Borrelli sul Milan. Anzi".

27 giugno. Il dirigente ex Roma dice: "Palazzi non offre garanzie" dice Franco Baldini intervenendo dai microfoni Rai di "Radio anch'io". Baldini: "Forse non sono il più adatto a dare un giudizio nei confronti del procuratore Palazzi, però, negli ultimi due anni in cui sono stato alla Roma, il suo organismo non è mai stato particolarmente tenero, visto che sono stato deferito tre volte per aver sollevato il dubbio che i campionati fossero svolti in maniera regolare. Per questo sono stato severamente multato". Baldini insiste: "Non molti hanno rilevato che gente come Borrelli, salutata giustamente con entusiasmo, è stata messa a capo dell'Ufficio indagini, quindi in un ruolo importante, ma non determinante del processo. Sono cambiate praticamente tutte le persone per le indagini e alla Caf, ma colui che istruirà il processo (Palazzi) e in qualche modo ne indirizzerà gli esiti è una persona che sta lì in Federcalcio da tanti anni; questa forse non era la cosa migliore per dare alla gente l'impressione di garanzia".

La pressione mediatica su Palazzi diventa imponente. Su Baldini si scopriranno telefonate compromettenti con dirigenti federali.

29 giugno. Inizia il processo e Galdi sulla Gazzetta scrive...: "Si parte. Il giorno dell'inizio del maxiprocesso a Moggiopoli è arrivato".

Deve essere la prima giornata di udienza ma è una falsa partenza. Prima di mezzogiorno è deciso, all'unanimità dopo una camera di consiglio durata due ore, il rinvio a lunedì per consentire alle parti convocate di prendere visione delle istanze presentate dalle società "parti terze interessate" che la Caf ha deciso di ammettere: Bologna, Brescia, Lecce, Messina e Treviso. Il processo si svolgerà nello Stadio Olimpico di Roma.

Il processo

3 luglio 2006. Il processo sportivo inizia con la Corte che rigetta tutte le istanze presentate dalle difese. Palazzi difende la legittimità della corte e delle intercettazioni. Moggi, seppur non più tesserato, non può evitare il processo.

4 luglio 2006. Paparesta nega il sequestro di Reggio, ma la giornata è segnata soprattutto dalla sorpresa del procuratore Palazzi che formula la richiesta delle pene da comminare. Nei processi ordinari si è abituati a vedere il pm chiedere le pene alla fine del dibattimento. Palazzi ribalta tutto e, a memoria dei cronisti, non si ricorda un Procuratore Federale che abbia fatto le richieste di pena a priori, prima della discussione. La procedura seguita da Palazzi, pur non irregolare, stupisce tutti.

Queste le richieste per la Juventus: 5 anni di inibizione per Luciano Moggi e Antonio Giraudo;

revoca dello scudetto 2005, non assegnazione di quello del 2006, esclusione dal campionato di competenza, assegnazione al campionato inferiore con sei punti di penalizzazione.

5 luglio 2006. La giornata inizia con un'intervista, su Repubblica a pag. 4, del pm Narducci: "Narducci, il pm che lanciò l'inchiesta: Non basta solo il processo sportivo". Il pm non fa mancare il suo appoggio "mediatico" a chi porta avanti l'accusa nel processo sportivo: "... Sposo fino in fondo la sintesi del procuratore Palazzi, "Nessuno scherzava". Aggiungerei che le cose erano terribilmente serie, purtroppo". Poi il pm napoletano aggiunge: "E se e quando sarà possibile ascoltare quelle parole, non attraverso l'interpretazione mediata dai rispettivi attori, ma dalla loro viva voce ferma a quel momento, ci sarà da restarne raggelati". Conchita Sannino chiede: "Raggelati, dottor Narducci? Ci sarebbe ancora di che stupirsi?", Narducci mette il carico: "Ritengo di sì. Perché sarebbe chiaro oltre ogni ragionevole dubbio a quale punto di degenerazione era giunto il sistema. E a quale tracotante mancanza di pudore." Narducci negli anni del Processo di Napoli, "diciamo", non dimostrerà esattamente le stesse cose. Queste le parole di Della Valle: "Nel deferimento ci sono un sacco di errori, Palazzi mi ha confuso più volte con un'altra persona. Poi scrive che sono stato a mangiare con Bergamo a Coverciano mentre ero altrove. Quando ero a Bagno a Ripoli, Palazzi scrive Bagno a Rivoli. Fa pure gli stessi refusi dei carabinieri. Chiedono la mia testa sulla base di un teorema, il teorema Palazzi, costruito attorno al disegno di tre carabinieri che hanno cucito le intercettazioni così come hanno voluto. [...] Le cene da Bergamo le faceva anche l'Inter! [...]

Bisognerebbe capire chi ha venduto quelle intercettazioni quando sono finite sui giornali la prima volta. I magistrati di Napoli sono convinti che si sia trattato di una fuga di notizie fatta ad arte per evitare l'arresto di alcuni indagati. Io sono convinto, invece, che ci sia un filo conduttore con l'uscita della Roma dalla corsa alla Champions League. E non è un caso che le intercettazioni siano uscite sul Romanista proprio quando noi siamo entrati in Champions".


La giornata è segnata dall'arringa dell'avvocato Cesare Zaccone della Juventus:

"La Cupola del calcio? Non si può fare un'organizzazione tra persone che non hanno i medesimi interessi. Nel calcio ognuno si fa i fatti i suoi, in contrapposizione con gli altri. Il cosiddetto sistema Moggi coesisteva con altri quattro o cinque sistemi: uno nato a Genova, uno che vigeva a Firenze, uno a Roma, e che vedeva coinvolti i vertici della Federazione, e un sistema che funzionava a Milano. Tutti i sistemi erano tra loro contrapposti e confliggenti. Questo basta per dire che chiunque voglia pensare a un fatto associativo, a una cupola che comprende tutti, non può.

Un indizio deve essere preciso. Possiamo dire che le telefonate siano precise? Una persona normale non può dire che lo siano. Si tratta di elementi imprecisi. Ci possono essere comportamenti che costituiscono violazioni dell'articolo 1. Un pranzo o un incontro, insomma non possono essere considerati una violazione dell'articolo 6. Le telefonate tra Moggi, che non aveva potere di firma, e Giraudo dimostrano che la Juventus si sentiva accerchiata da altri soggetti e altri sistemi. Come si fa a creare una cupola tra soggetti che non hanno i medesimi interessi?

L'illecito sportivo non sussiste, accettiamo invece la contestazione per l'articolo 1. L'illecito sportivo è una forma tipica di illecito di pericolo astratto, in cui non è necessario dare la prova del risultato della condotta. Ma bisogna dimostrare la condotta, che deve essere idonea a ottenere un risultato, altrimenti si arriva alla semplice intenzione e si è puniti per un semplice movimento intellettuale.


Non si può parlare di responsabilità diretta della Juventus, ma eventualmente di responsabilità oggettiva, visto che Moggi non è mai stato legale rappresentante della società. Credo anche che per Giraudo vada considerata solo la responsabilità oggettiva. La sanzione richiesta dalla Procura, come scrivevano questa mattina i giornali provocherebbe la svalutazione del parco giocatori dell'80%. Sono in pericolo il 79% dei proventi del club.

La Juventus non ha un mecenate alle spalle disponibile ad investire del denaro. L'azionista di maggioranza è una finanziaria che amministra i beni senza dilapidarli in operazioni di risanamento e salvataggio che non rientrano nel suo statuto. Aggiungo che la Juventus è una società quotata che ha un 30% di azionisti privati (ovvero, che potrebbero chiedere i danni, ndr). E concludo ricordando che non si tratta di fatti gravi e che questa è una nuova società. L'unico parametro di valutazione, quindi, è la gravità dei fatti, che a mio avviso va largamente ridimensionata". 'Ruperto': "Quale sarebbe, secondo lei, una pena congrua?"

Zaccone risponde: "La sanzione accettata, anzi subita ma accettabile, è quella proposta per le altre società a cui vengono fatte le stesse contestazioni, anche se in numero superiore a noi. Dunque la serie B con punti di penalizzazione"'. Accettabile sa di patteggiamento e Ruperto corregge Zaccone: "Non dica accettabile, sa di contrattazione".

Dunque le parole di Zaccone non sono "Dateci la B con penalizzazione", come sarà invece detto negli anni seguenti. 6 luglio 2006. Galliani ed il Milan scaricano Meani: "L'amministratore delegato del Milan non ha mai avallato le azioni di Meani". Le difese di Della Valle, di Lotito, di Lanese e di Pairetto, chiedono il proscioglimento per i loro assistiti. La difesa di Carraro: "Ha sempre operato nell'interesse dell'istituzione federale".


La lettura dei giornali conferma che delle frasi di Zaccone viene data una lettura ristretta a poche parole, senza riportare che l'avvocato ha dichiarato: "La sanzione accettata, anzi subita ma accettabile, è quella proposta per le altre società a cui vengono fatte le stesse contestazioni, anche se in numero superiore a noi" e chiesto di mettere la Juve sullo stesso piano degli altri club con un maggior numero di casi contestati. Un esempio per tutti, Repubblica scrive: "Ieri la bomba, con la presa di posizione dei legali della Juventus che vale quasi un'ammissione: "La pena accettabile sarebbe la retrocessione in B con penalizzazione". Quasi un patteggiamento, una linea difensiva solitaria nella ridda di richieste di proscioglimento".


La giornata inizia con la lettera aperta del Presidente Emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, inviata a Carraro, a Della Valle e a Lotito: "Caro Franco, caro Diego, caro Claudio, non dovete preoccuparvi: la giustizia sportiva è una buffonata. Vi ho visti tutti infervorati a difendervi di fronte a questa ridicola pseudo-corte federale di giustizia sportiva dalle accuse di un certo esagitato signor Palazzi che crede forse di essere sul serio un magistrato. Per il resto, se date retta a me li mandate tutti a fare in c...".

7 luglio 2006. Giornata caratterizzata dalla replica stizzita del presidente Ruperto alle critiche degli avvocati e dei media. L'anziano giudice apre l'udienza puntualizzando sull'imparzialità della corte, poi rimbecca l'avvocato di Mazzini, e due volte quello della Lazio. In seguito si complimenta con i legali della Fiorentina per aver rinunciato ad esporre la propria difesa e punzecchia Trofino. Anche Palazzi interrompe due volte gli avvocati per puntualizzare la posizione della Procura.

La sentenza di primo grado (CAF)Modifica

Il 14 luglio arriva la sentenza della CAF che infligge alla Juve la seguente pena:

  • retrocessione all'ultimo posto in classifica del campionato 2005-2006;
  • penalizzazione di punti 30 nella stagione sportiva 2006-2007;
  • revoca del titolo di campione d'Italia 2004-2005;
  • non assegnazione del titolo di campione d'Italia 2005-2006;
  • ammenda di € 80.000.

A pag. 76-77 sta scritto:

"L'impostazione giuridica deve ritenersi corretta perché l'art. 6, c. 1, C.G.S. prevede tre ipotesi di illecito consistenti: a) nel compimento di atti diretti ad alterare lo svolgimento di una gara;


b) nel compimento di atti diretti ad alterare il risultato di una gara;


c) nel compimento di atti diretti ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica.


Tali ipotesi sono distinte, sia perché così sono prospettate nella norma, sia perché è concettualmente ammissibile l'assicurazione di un vantaggio in classifica che prescinda dall'alterazione dello svolgimento o del risultato di una singola gara.


Infatti, se di certo, la posizione in classifica di ciascuna squadra è la risultante aritmetica della somma dei punti conseguiti sul campo, è anche vero che la classifica nel suo complesso può essere influenzata da condizionamenti, che, a prescindere dal risultato delle singole gare, tuttavia finiscono per determinare il prevalere di una squadra rispetto alle altre."

La parte in grassetto è semplicemente illogica. Infatti, se, ad esempio, una squadra totalizza 91 punti, se in nessuna partita vi è stata alterazione (0 punti di alterazione), com'è possibile? La squadra a detta di molti più forte del mondo, con una Storia di 109 anni alle spalle, è andata in B anche per questo.

Qua, a pag. 74, la Corte smentisce l'esistenza di "sistema" e "cupola":

"Teoremi il cui uso è stato senza ragione rimproverato alla Procura federale, poiché nell’atto di deferimento non v’è cenno o sintomo alcuno di essi, così come non v’è traccia delle espressioni <sistema> e <cupola> spesso ricorrenti nel contesto delle difese medesime."

Qua, a pag. 83, si parla dei "ragionevoli dubbi" sull'irregolarità presunta dei sorteggi:

"La Commissione ritiene di dovere sin da ora escludere che sia da attribuire

rilevanza alla circostanza, sulla quale tanto si è discusso in questo procedimento

e che ha formato oggetto di specifica indagine della Procura della Repubblica di

Torino, relativa alla alterazione del procedimento di sorteggio arbitrale. Al

riguardo, infatti, affiorano ragionevoli dubbi, in presenza dei quali non può

parlarsi di prove sicuramente affidabili."

Qua, a pag. 103, altrettanti "dubbi" sono espressi sulle ammonizioni preventive: "[...] In difetto di ulteriori prove sul punto, dunque, non può dirsi dimostrato in 'atti che lo stesso De Santis sia poi stato effettivamente raggiunto dalla richiesta 'di Moggi di sanzionare con l’ammonizione i calciatori del Bologna già diffidati, 'al fine di provocarne l’automatica squalifica per la successiva gara Bologna – 'Juventus.

Né tale prova, a giudizio della Commissione, può positivamente trarsi per 'via deduttiva dalla circostanza che effettivamente De Santis abbia nel corso 'della gara ammonito due calciatori del Bologna diffidati, anche tenendo conto 'del fatto che, in base a quanto risulta dal rapporto dell’osservatore A.I.A. per 'detta gara, il direttore della stessa ha fatto corretto uso dei propri poteri 'sanzionatori, irrogando ammonizioni dovute (<dopo aver subito agito in 'prevenzione è poi intervenuto a comminare giusti provvedimenti 'd’ammonizione>)."

A pag. 104-105, sulla "grigliata" Moggi-Bergamo: "4. Gara Juventus - Udinese del 13 febbraio 2005 - Con l’atto di deferimento la Procura assume che Moggi si è reso responsabile della violazione dell’art. 1, comma 1, C.G.S., per avere interferito con l’attività del designatore Bergamo indicandogli i nomi degli arbitri da inserire nella prima griglia e facendogli espressa richiesta di assegnazione di specifici assistenti.

La condotta è provata, come si è già detto esaminando l’incolpazione di

cui al capo 1.

La condotta integra violazione del principio di lealtà sportiva di cui all’art.

1, comma 1, C.G.S. e rimane assorbita nel capo 1 di incolpazione, essendo una

delle più condotte poste in essere da Moggi per realizzare l'illecito in quel capo

contestato e in ordine al quale è stata affermata la sua responsabilità.

Ricorre la responsabilità diretta della Juventus per la violazione dell’art. 1,

c. 1, C.G.S. in ordine alla quale Moggi è stato ritenuto responsabile."

L'art. 1 è quello che parla di "probità, lealtà e correttezza", mentre l'illecito sportivo è l'art. 6. Infine, a pag. 79: “Nella valutazione del materiale probatorio la Commissione (la Caf, ndr) si limiterà ad indicare quegli elementi di sicura valenza, che non si prestano ad interpretazioni equivoche, perché già solo dall’analisi di taluni fatti incontrovertibili emerge a chiare lettere ciò che era nella opinone di tutti coloro che gravitavano nel mondo del calcio, e cioè il condizionamento del settore arbitrale da parte della dirigenza della Juventus”.

Può valere in un processo contro la Juve l'opinone di personaggi che giornalmente rivaleggiavano con la Juve?

Infine la sentenza attribuisce alla Juve solamente violazione di art. 1 per le partite Juventus-Lazio, Bologna-Juventus e Juventus-Udinese (per le prime due Palazzi aveva chiesto l'art.6). La "somma" di art. 1 porta alla condanna per art. 6. Un po' come se per tre furti si pagasse con una pena per omicidio.

Moggi e Giraudo sono squalificati per 5 anni con proposta di radiazione e ammenda di 50.000 €.

Il Milan è condannato a 44 punti di penalizzazione più 15 nella seguente stagione; la Fiorentina alla retrocessione all'ultimo posto e 12 punti di penalizzazione; la Lazio all'ultimo posto e 7 punti di penalizzazione.

La sentenza di secondo grado (Corte Federale)Modifica

Arriva il 25 luglio, emessa dalla CF presieduta da Piero Sandulli, con componenti Salvatore Catalano, Mario Sanino, Mario Serio e Silvio Traversa. Conferma in toto quella della CAF, precisando sulla somma di art. 1 (a causa dell'obiezione della difesa della Juventus):

“ineliminabili tasselli funzionali alla realizzazione dell'art.6.”

Così sono definiti gli art. 1. Ma si ricorda che per comprare tutta la frutta di un negozio non bastano tre arance.

Sandulli dal '96 al 2006 era stato semplice membro della Corte, prima che il 2 luglio il presidente, Pasquale De Lise, si autosospese in quanto presidente del TAR del Lazio, a cui i club si sarebbero poi potuti rivolgere. Tornerà al suo posto il 26/10/2007. Spesso si erano alternati nel ruolo di vicepresidente.

Il 28 luglio Serio dichiara a Repubblica:

“questa sentenza va storicizzata. La vittoria dell’Italia ai mondiali, poi le condanne dure, le rivolte di piazza, i sindaci che appoggiano le squadre colpite, il dibattito bipartisan sul perdono… E l’indulto, dimenticavo l’indulto in Parlamento. Un giudice è un uomo e io credo sia giusto interpretare il diritto prefigurando le conseguenze delle proprie decisioni. I delitti li abbiamo accertati confermando l’impianto della Caf, abbiamo scelto di trasformare gli articoli 6 in articoli 1 per alleviare le pene. Il quantum, ecco. Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo. Abbiamo ascoltato la gente comune e provato a metterci sulla lunghezza d’onda. Abbiamo riconosciuto tutto della sentenza Caf, a parte due episodi: il campionato falsato, gli illeciti reiterati della Juventus, l’esistenza di un sistema”.

Nello stesso giorno, Sandulli al Corriere della Sera:

“Non ho sostenuto che il campionato 2004-05 non è stato falsato, ma che non abbiamo prove che sia stato falsato.”

E al Romanista:

“Il campionato 2004-2005 non è stato falsato. L’unico dubbio potevamo averlo su quella strana partita tra Lecce e Parma, una sfida che abbiamo visto e rivisto. Non si può dire però che è stato falsato il campionato. Magari c’è stato un tentativo per falsarlo, ma ci sarebbero volute quattro o cinque combinazioni. Il discorso è questo: se uno si compra una partita, perché non si compra la vittoria o la sconfitta del Parma? Che senso ha il pareggio?”. Il 10 gennaio 2009 dichiarerà a Tuttosport:

“Punim­mo la violazione di norme interne, nel 2006. In fondo anche noi, nella nostra sentenza evidenziammo soprattutto cattive abitudi­ni, mica illeciti classici. Si doveva far capire che quello che c’era nelle intercettazioni non si fa. E’ stata una condanna etica“. E ancora: “Non so se è penalmente rilevante quel ti­po di frequentazione di Moggi, ma è viola­zione dell’articolo 1. E l’illecito associativo che non esisteva, era una falla nel sistema giuridico, è stato da noi introdotto”.

Già: incostituzionalmente. E pensare che aveva dichiarato il 3 luglio 2006:

“Guardi, io sono un giurista che ragiona da sempre sulle carte. Farò così anche in questa vicenda.”

Essendo che dichiaratamente sia grande tifoso della Lazio (proprio su questo era la rivolta la domanda), e, considerata anche la sua decisione del 2003 sulle fideiussioni garantendo la proroga d'iscrizione ai campionati, si potrebbe pensare diversamente.

La sentenza riduce a 30 i punti di penalizzazione del Milan (che così accede alla Champions League) più 8 nel 2006/07, e fa lo stesso con la Fiorentina che però ne sconta 19 nella stagione seguente; la Lazio perde anch'essa 30 punti più 11 nella A successiva. Con l'Arbitrato la Fiorentina li vedrà ridotti a 15 e la Lazio a 3.

Lo scudetto di cartoneModifica

Il 25 luglio, Guido Rossi ascolta il parere dei "tre saggi" Gerhard Aigner (ex segretario UEFA), Massimo Coccia e Roberto Pardolesi e assegna lo Scudetto 2005-06 all'Inter, terza classificata a 15 punti dalla Juventus campione. In un collegamento in diretta con Riscone di Brunico, Gabriele Oriali (che assiste a un'amichevole dell'Inter), parla di "scudetto dell'onestà". Oriali, che aveva patteggiato sei mesi di galera per falsificazione di documenti e ricettazione, con il silenzio dei media. Anni dopo, si scoprirà che l'Inter non era così onesta. Forse, diversamente onesta.

Il ricorso al TAR e l'arbitratoModifica

Il 24 agosto la Juve presenta il ricorso al TAR del Lazio, seguita dalla Gazzetta che pubblica l'imparziale titolo "Ma la sapete l'ultima? La Juve chiede i danni" e, a pag. 10, l'altrettanto imparziale "Patto Federcalcio-Coni: i danni li chiediamo noi". Per non parlare di pag. 11, dove si sostiene la superiorità del denaro sulla Giustizia.

Questa l'intervista di Giovanni Cobolli Gigli, nominato presidente il 29 giugno (il suo discorso di apertura fu "Noi ci diamo l'obiettivo di essere vincenti, simpatici, trasparenti"):

"Questa mattina abbiamo inviato il ricorso alle procure e entro domani verrà depositato al Tar che lo esaminerà e dovrà comunicarci una data. Data che potrebbe essere anticipata rispetto al 6 settembre, per il bene nostro e di tutti. Abbiamo già notificato il ricorso a tutte le parti le interessate. [...] E' un diritto, ma soprattutto un dovere verso i tifosi juventini, che sono il 25% di tutti quelli italiani. Siamo consapevoli di vivere una situazione di relativa tensione, ma non siamo spaventati. Ottenere la A sarebbe una soddisfazione per la società, i tifosi e gli azionisti: è un campionato che ci spetta. Continuo con assoluta tranquillità a spiegare che c'è stata una disuguaglianza di trattamento tra la Juve e le altre società. Inoltre in serie B una situazione economica pesante comporterebbe una pena nettamente superiore a quella che un'altra qualsiasi squadra potrebbe sopportare. [...]

Abbiamo lasciato a malincuore la giustizia sportiva. Il Coni fa il suo mestiere e lo stesso Petrucci, nelle sue dichiarazioni di ieri, ha lasciato un'apertura, ma c'è disagio: noi rispettiamo il Coni anche se c'è un contenzioso e vogliamo partecipare attivamente alla rifondazione del calcio. I rapporti con la Fifa? Sono ottimista. La affronteremo più avanti e la Figc farà la sua parte. [...] [Sul ricorso all'Arbitrato del CONI] Abbiamo tempo trenta giorni a partire dal 18 agosto e ne abbiamo il diritto, visto che la conciliazione non è avvenuta."

Questo il testo completo del ricorso della Juve al TAR. Il punto 12 parla della sentenza Meca-Majcen di luglio 2006 vinta dall'Avv. Dupont che consigliò la Juventus nella sua composizione. La stessa Gazzetta, insistendo su "Moggiopoli", ne aveva parlato. Il ricorso fu considerato dagli esperti un "capolavoro giuridico". In quest'articolo c'è la cronologia degli eventi successivi, fino al 31 agosto 2006, quando la Juve rinuncia al TAR dopo una lunghissima seduta del CdA che segue un incontro tra John Elkann, Luca Montezemolo e Gianluigi Gabetti in cui il primo è convinto a ritirare il ricorso al TAR barattandolo con quello all'Arbitrato del 27 ottobre che riduce a 9 punti la penalizzazione.

Così, dopo un processo di due settimane, con norme incostituzionali, atti accusatori di 7000 pagine da leggere in 4 giorni, indagini quantomeno faziose, una vera e propria gogna mediatica senza precedenti, l'impossibilità di portare in aula testimoni e prove a discolpa (violando il diritto alla difesa), prove nulle e indizi pochi, la Juventus va in Serie B dove esordirà a Rimini il 10 settembre.

Le accuseModifica

Questa è un'analisi delle accuse rivolte alla Juventus e a Luciano Moggi. L'analisi delle circa 180.000 intercettazioni sarà fatta in un'altra pagina.

Partite e sorteggi falsati - ammonizioni mirate Modifica

"Li so già"Modifica

Una delle accuse rivolte a Moggi è quella di aver saputo i nomi della terna arbitrale prima dei sorteggi (Sampdoria-Juventus di mercoledì 22/09/2004). In quest'occasione Alessia, della segreteria della Juve, chiama Moggi in orario sconosciuto, per informarlo de "gli arbitri di mercoledì". Moggi risponde: "Li so già [...] Abbiamo Dondarini". Ma non sa né il nome degli assistenti né quello degli arbitri delle altre gare.

E, soprattutto, i sorteggi erano pubblici. Vi partecipavano numerosi giornalisti dell'USSI, di cui uno estratto a sorte era parte attiva nel sorteggio, estraendo le palline con le partite. Alcuni di essi confermeranno la versione dei notai garanti Tavassi e Ioli, che nel Processo di Napoli hanno confermato la giustezza dell'estrazione. Quindi chiunque poteva informare Moggi dell'esito del sorteggio; invece, la FIGC emetteva i comunicati relativi anche dopo mezz'ora, e a quelli faceva riferimento Alessia.

Le incriminazioni sulle partiteModifica

Juventus-Lazio, 5 dicembre 2004. Dalla sentenza del rito abbreviato (scelto da Giraudo ed altri):

"Deve, altresì, evidenziarsi che nel corso della partita di cui in imputazione Dondarini assume decisioni favorevoli alla Juve, come il mancato rigore su Inzaghi per atterramento del portiere delle Juve, Buffon, e la mancata segnalazione del fallo di Ibrahimovic, sicuramente compatibili con la ricostruzione dei fatti che qui è fatta. La valutazione combinata degli elementi probatori di cui sopra induce a giudicare che l'imputato rientrava del numero degli arbitri a disposizione dei coimputati per arbitraggi di favore, nel senso che più volte si è precisato. Il suo contributo al perfezionamento del delitto consistè nell'accettare una designazione che egli sapeva fraudolenta e fatta allo scopo di alterare il risultato di gara, derivando da questo la sua scelta; egli così, integrò per la sua parte l'attività fraudolenta, ed il reato attribuitogli - si ricorda di pericolo presunto - deve considerarsi integrato".

Questa la cronaca della gara di RAI Sport:

"Nei minuti precedenti il gol del raddoppio l'attaccante svedese aveva prima lamentato un calcio di rigore per un contatto in area per poi essere graziato dall'arbitro Dondarini in occasione di un brutto intervento su Siviglia".

Decisioni favorevoli alla Juve? E ancora: poteva Dondarini rifiutare di arbitrare la gara?

Bologna-Juventus, 12 dicembre 2004. È contestata la punizione tirata da Nedved che nel finale dà la vittoria alla Juve. Dal controesame di Auricchio, 23/03/2010:

Avv. Prioreschi: Fiorentina-Bologna (gara della giornata precedente, ndr), 1-0, 5.12.04. Ha visto la gara? Auricchio: No. Avv. Prioreschi: Anche qui ci sarebbe l'alterazione del sorteggio. Ha fatto accertamenti specifici, o le sono stati delegati dal pm? Auricchio: No. Avv. Prioreschi: Poi c'è la dolosa ammonizione di Nastase, Petruzzi e Gamberini diffidati e che saltavano la gara successiva con la Juve. Ha visionato gli atti di gara? Auricchio: Sì, abbiamo verificato che al termine dell'incontro erano stati ammoniti i giocatori, e poi squalificati.


Avv. Prioreschi: Lei sa, all'epoca, quale era la coppia titolare dei difensori del Bologna? Auricchio: No, non lo ricordo. Avv. Prioreschi: Sa quante furono le presenze di Nastase? Auricchio: No. Avv. Prioreschi: 7 su 38 gare. E sa Petruzzi quante ne ha fatte? Auricchio: No.

Avv. Prioreschi: 17. E sa che hanno fatto i tre per essere ammoniti? Auricchio: Comportamento scorretto. Avv. Prioreschi: Juve-Bologna, successiva, l'ha vista? Auricchio: Credo di sì. Avv. Prioreschi: Ci sono stati episodi particolari? Auricchio: Sì, dal Corriere, Repubblica e Gazzetta: la Juve vince con una una mezza punizione dal limite e negati due mezzi rigori al Bologna.

Avv. Prioreschi: Sono tratti dalla stampa?


Auricchio: Come sempre. Avv. Prioreschi: Poichè aveva detto che l'aveva vista, pensavo che fossero suoi commenti. Auricchio: No, sarebbe folle, non sono un tecnico.

L'arbitro Pieri, dopo la partita, disse al telefono a Pairetto: "Figurati se gli davo un rigore al­la Juve… Mi fucilavano."

Questa è considerata la principale "prova" delle ammonizioni mirate, nella cui "classifica" la Juve sarà terza, davanti a Milan e Inter e dietro Atalanta e Reggina. Alcune di queste ammonizioni, inserite nelle informative, non furono in realtà comminate.

Juventus-Udinese, 13 febbraio 2005. Qua l'imputazione è dovuta alla "grigliata" tra Moggi (unica per il dg bianconero) e Bergamo. La si analizzerà nella pagina sulle intercettazioni: qua ci si limita a dire che dopo la telefonata, considerata la "prova fumante" del potere di Moggi, la griglia di prima fascia inserita sarà quella detta da Bergamo e non quella di Moggi.

Per tutte e tre le partite non è stato attribuito l'illecito sportivo nelle sentenze del 2006.

Favori alla Juve?Modifica

Tutti gli episodi arbitrali di quell'anno furono sfavorevoli alla Juve. A partire dal celeberrimo Reggina-Juventus del 6 novembre, di cui si parlerà in seguito: Paparesta non concede un rigore netto e un gol regolare alla Juve. Un altro episodio fu quello del 2 febbraio, con la sconfitta contro la Samp con un gol in fuorigioco di Diana. Prima la Juve si era lamentata a Parma, per un mani in area su cross di Del Piero, e a Palermo, per un rigore non concesso a Ibrahimovic.

Dopo quel match c'è un altra partita passata agli annali come, molto presuntamente, diretta favorevolmente da Racalbuto per la Juventus; ma vediamo cosa riportano le agenzie di stampa:

(ANSA) ROMA - Un tifoso juventino è stato trasportato al pronto soccorso dello stadio Olimpico in seguito ad una coltellata ad una gamba. [...]

(ADNKRONOS) Dei tre ex (Capello, Emerson e Zebina), il tecnico è stato quello più bersagliato e subissato di fischi. […] Poi tutta una serie di striscioni irriverenti: “Capello coniglio, Emerson tuo figlio”. All'annuncio delle formazioni, il noto speaker dell'Olimpico Carlo Zampa non ha nominato Zebina, Emerson, e lo stesso Capello, rimanendo in silenzio ogni volta per circa un minuto, permettendo così al pubblico di subissare di fischi i tre. Ma i tifosi romanisti si sono scatenati anche con striscioni riguardanti il processo per doping ai danni della Juventus. […] Queste le condizioni nelle quali si svolse quella partita, come reclamava un evidente striscione con su scritto "Oggi niente abbracci, mirate ai polpacci". 72 falli di gioco, 9 ammoniti. Si ricorda di quel Roma-Juventus un arbitraggio pro-bianconeri.

Si contano però (riporta la Gazzetta) come errori a favore della Juve: goal di Cannavaro in fuorigioco (solo la moviola lo poteva rilevare) e rigore per la Juve per il "netto fallo" che dà "l'impressione" di essere avvenuto "qualche centimetro" fuori area.

Errori a favore della Roma: sull'1-0 per la Juve un rigore non fischiato per doppio fallo, mancata espulsione di Dacourt, goal di Cassano viziato dalle posizioni di altri due compagni, e rete valida annullata a Ibrahimovic. Inoltre la Gazzetta non riporta l'episodio del famoso pugno di Cufré sul viso di Del Piero, a gioco fermo. In un ambiente normale, e non quello che abbiamo visto esserci quella sera, forse la Roma avrebbe giocato metà partita in nove.

Anche in Juve-Inter del 20 aprile la Juve fu sfavorita. Da De Santis, che, pur considerato membro della cupola (stando alle indagini, si "sdoganava"e "ridoganava" a seconda degli arbitraggi), quell'anno con la Juventus fece 1 vittoria, 1 pareggio e 3 sconfitte (tra cui quelle di Parma e Palermo).

A smentire i presunti favori sono i dati: con gli arbitri indagati la Juve ebbe una media punti di 1,89; con gli altri di 2,63.

Invece con gli arbitri presunti possessori delle schede telefoniche svizzere (argomento che sarà trattato a breve) la media sarà di 1,88, mentre con gli altri di 2,26; la Juve dal 2004 al 2006 sarà l'unica squadra che con loro otterrà una media punti inferiore a quella totale.

Le schede svizzereModifica

Dalle indagini napoletane sono emersi indizi sulla diffusione e l’uso di schede telefoniche estere (principalmente svizzere, acquistate tramite Bertolini, un dipendente della Juventus, in un negozio di Chiasso appartenente a tal De Cillis), in possesso di alcuni dei presunti ‘affiliati’. In totale 21 tessere, appartenenti a Moggi (5 utenze), agli arbitri De Santis, Racalbuto, Bertini, Paparesta, Pieri, Dattilo, Gabriele e Cassarà, il guardalinee Ambrosino, i designatori Bergamo e Pairetto e il dirigente Fabiani. Quest'ultimo si è costituito parte lesa nel processo Telecom, e Moggi più volte ha dichiarato di usare le schede per il mercato a causa dello spionaggio della Telecom stessa. Il Direttore ha più volte negato la loro distibuzione ad affiliati alla CAN, confermandola invece per i designatori e Romeo Paparesta, padre dell'arbitro e non facente parte dell'AIA.

Tuttavia, altrettante sono le imprecisioni e le inesattezze (come dimostra l’abuso delle parole “verosimilmente”, “probabilmente”, con cui i Carabinieri in aula hanno tentato di spiegare il metodo utilizzato in corso di indagine). La scoperta risale al 9 febbraio 2005, quando Bergamo chiamò Moggi dal telefono di casa (intercettato) ad un numero “svizzero” del dirigente bianconero. Ma perché allora i Carabinieri non intercettarono le chiamate di questa “rete” così articolata, ma che, trovandosi in roaming su territorio italiano, potevano e dovevano essere intercettate? Perché non sequestrare le schede in un blitz durante i ritiri arbitrali a Coverciano? Il fatto è che molte delle partite poste tra gli illeciti (79), sono proprio individuate grazie al traffico telefonico di queste schede estere, senza però conoscere i contenuti, ma solo il numero delle presunte chiamate. Le schede erano intercettabili, bastava risalire al numero di telefono, cosa fatta e fattibile. Tuttavia, le discussioni con le sim svizzere sono state intercettate solo nel caso citato prima. Perché? Si trattava forse di intuibile non rilevanza delle stesse?

Le indagini su queste schede estere sono partite “a posteriori”, basandosi sul sistema delle “celle”, ovvero sul rilevamento dei segnali dei ripetitori telefonici: tuttavia, come segnalato da alcuni esperti, il margine di errore è alto, perché per motivi topografici o di traffico, non sempre viene agganciata la stessa cella dalla stessa località, e molte coprono un raggio di più di 100 km: impossibile stabilire il numero esatto e la durata delle telefonate.

In più, spesso sono stati attribuiti contatti a partenza da un numero localizzato in un certo luogo, ma il soggetto era da tutt’altra parte: ad esempio, a Paparesta, il 21 marzo 2005, vengono abbinate due telefonate. Un’anomalia, poiché, come dimostrato, in quel periodo era in vacanza con la famiglia in Spagna. Oppure De Santis, mentre si trovava ad un corso di aggiornamento presso la stessa caserma di Auricchio (ironia della sorte), veniva individuato in un’altra località. Stessa sorte per l’arbitro Bertini, che non si trovava ad Arezzo, ma la sua presunta scheda sì…e faceva chiamate. Si aggiunga che De Santis chiamerebbe dal momento in cui era uscito dalla cupola (a detta dei ‘Magnifici 12’ di Auricchio).

Altre imprecisioni emergono dagli specchietti riassuntivi delle telefonate verso schede estere: queste tabelle, una per ogni arbitro sospettato, suddividono le chiamate in periodi settimanali. Difficile pensare ad un errore di battitura o di trascrizione, dal momento che le difformità sono presenti in 12 specchietti e 4 settimane diverse.

Ci si potrebbe anche domandare come potesse il Sig. Moggi possedere 3-4 telefonini, 5 schede svizzere più quelle italiane e cambiare continuamente le SIM da un telefono all’altro tra una località e un’altra…senza mai commettere errori. E poi, visto che Moggi, come sostenuto dai giudici sportivi, condizionava gli arbitri attraverso i designatori (che erano incentivati dalla FIGC - per evitare polemiche arbitrali - a parlare coi club - e viceversa - con circolari agli atti del Processo di Napoli, dato che ciò era permesso dal regolamento), perché non sono state trovate chiamate (per la verità nemmeno su numeri italiani) tra designatori e arbitri?

E i contenuti delle medesime non sarebbero stati ancora più importanti? Forse si sarebbe trovata la prova della colpevolezza di Moggi. La FIGC inibirà Moggi per 1 anno e 2 mesi nel 2008 con questo comunicato, presieduta da Sergio Artico. Si tenga a mente questo nome.

Il caso PaparestaModifica

Il 6 novembre 2004 la Juve perde in modo contestato a Reggio Calabria per 2-1: ad arbitrare Paparesta di Bari, che annulla due reti - una regolare - e il gol del pari, regolarissimo, nel recupero del secondo tempo. Dopo la partita, Moggi e Giraudo entrano negli spogliatoi per protestare, ricordando anche precedenti arbitraggi di Paparesta. Vengono poi raggiunti da Lillo Foti, presidente della Reggina, e hanno con lui un battibecco scherzoso. Poi se ne vanno, ma tornano; uscendo poi, chiudono con forza la porta. Questo non sarà scritto nel referto arbitrale.

Moggi dopo parla con l'amica Silvana Garufi, presidente del Comitato Crescere Insieme con il Sant'Anna Onlus (progr. 137, 6/11/2004):

Moggi: No, no, guarda… una… una cosa… due gol annullati… un rigore… scandaloso! Garufi: Sì, sì, l’ho visto, l’ho visto… è uno scandalo comunque. Moggi: Ho chiuso l’arbitro nello spogliatoio e mi so portato via le… le chiavi in aeroporto. Garufi: Vabbè, figurati! Moggi: No, no, vero… è vero. Garufi: …ahm… embè… Moggi: L’ho chiuso a chiave ed ho portato via le chiavi. Ora l’apriranno. Butteranno giù la porta.


Moggi dice quindi di essersi portato via le chiavi ma, un quarto d’ora dopo, in una telefonata con il giornalista Tony Damascelli (prog.140) fornisce una versione diversa dell’accaduto:


Moggi: So' entrato… so entrato nello spogliatoio, li ho fatti neri tutti quanti! Poi li ho chiusi a chiave e volevo portà via le chiavi… me le hanno levate! Sennò le portavo via.

Differente anche il racconto che l’osservatore degli arbitri Pietro Ingargiola fa a Tullio Lanese, quasi in contemporanea alle telefonate appena esaminate (prog.948):


Lanese: Ma che ha fatto (Moggi)? Ingargiola: È venuto nello spogliatoio, con il dito puntato a gridare, lui e Giraudo, e a dirgli al guardalinee (Copelli, nda): tu sei scandaloso come è scandaloso il rigore che non hai dato. A Paparesta gli ha detto: "con te non abbiamo fortuna, almeno tu sei quello di sempre".


Queste telefonate, dal contenuto ironico e condizionate dalla vicinanza della partita, provocheranno un caso montato dai media (famoso il "Ho buttato la chiave" di Franco Ordine). I carabinieri riportano anche la Moggi-Giraudo del giorno dopo (progressivo 157):

«"ha avuto anche il coraggio di chiamarmi il soggetto! Gli ho riattaccato il telefono! […] Gli ho detto al telefono: con te non ci voglio parlare! […] Noo, ci vuole pure una dose di sfacciataggine". Giraudo è arrabbiato ma ammette la possibilità che l’arbitro non abbia visto il rigore, poi replica: "ma lo sai che c’ha una faccia da culo! T’ha telefonato? È pazzesco." [...] Moggi: "noi non gli abbiamo mai chiesto nulla di particolare, ma lui non ci ha dato neppure il nostro! Ci ha fatto perde' la Coppa Italia…", trovando d’accordo l’interlocutore: "ci ha fatto perdere la Coppa Italia; col Palermo ha dato una punizione che non c’era, l’ha fatta ribattere due volte. Bisognerebbe metterle queste cose qui: Paparesta contro la Juve!"»

Moggi parla di una telefonata ascoltata dai carabinieri con un altro telefono acceso di Moggi, dove il padre di Paparesta chiama perché, dice, il figlio si vuole scusare (questa è l'unica intercettazione tra Moggi ed arbitri, dove Moggi viene peraltro chiamato); ma il dg della Juve gli chiude in faccia il telefono. Moggi dice poi a Damascelli (progr. 140):

Damascelli: Io fossi in te direi: avete visto che la Juventus non ha in mano né gli arbitri né i guardalinee! Moggi: No, no, ne è la dimostrazione! Damascelli: È questo che devi dì… Moggi: Ma non c’è bisogno di dirlo, tanto le persone di buon senso… Damascelli: Vabbuò. Moggi: Ma il bello è che ci chiamano ladri a noi. [...] È diverso, non compensava proprio niente, ci dava il nostro! […] Deve dare quello che deve dare.


La reazione di Moggi farebbe pensare a una vendetta su Paparesta: ma il fischietto, come i guardalinee, salterà solo una partita (un turno infrasettimanale); poi dirigerà Torino-Venezia, big match della Serie B, per poi tornare in Serie A ed arbitrare quattro partite prima della fine dell'anno solare. I CC avevano riportato una frase detta da Moggi a dei giornalisti: "li faccio squalificare per sei mesi! Li massacro!". Paparesta arbitrerà ancora numerose partite nella stagione, ed andrà a rappresentare l'AIA ai Mondiali Under 17. L'arbitro ha sempre negato il sequestro, anche in tribunale; la Procura di Reggio ha archiviato il tutto perché "il fatto non sussiste". Il giornalista Furio Focolari affermò che "Anche se il fatto non sussiste non vuol dire che non sia mai successo".

I condizionamenti sulle carriere degli arbitriModifica

Quest'accusa si basa, non essendo rinvenuto nessun passaggio di denaro nella vicenda (se non la vendita di una macchina a Pairetto, ma a un prezzo anche superiore a quello standard, quindi una regolare vendita), sul fatto che, arbitrando di più, i direttori di gara avessero guadagnato Euro con la "paga" per la partita. Paparesta (che sfavorì la Juve), tornò ad arbitrare quasi subito; Racalbuto, l'arbitro di Roma-Juventus (che non favorì i bianconeri, ma i media diedero risalto soprattutto al rigore su Zalayeta e al gol di Cannavaro), stette fuori per 8 turni (Auricchio ha affermato in aula a Napoli di non sapere del fatto). Inoltre, questa è la classifica dei 6 arbitri internazionali (quindi a pari indennità) più impiegati della stagione:

Collina: 28 partite di A e 4 di B = 154.920 €; Paparesta: 26 partite di A e 3 di B = 142.010 €; Rosetti: 25 partite di A e 3 di B = 136.846 €; Farina: 24 partite di A e 3 di B = 131.682 €; Trefoloni: 24 partite di A e 3 di B = 131.682 €; De Santis: 21 partite di A e 4 di B = 118.772 €.

L'unico ad essere stato indagato è De Santis. Nella classifica globale, l'arbitro indagato più utilizzato è Bertini, 7°, seguito da De Santis:

1) Collina: 28 gare in A e 4 in B: 145.000 euro; 2) Paparesta: 26 in A e 3 in B, 137.000 euro; 3) Rosetti: 25 in A e 3 in B, 130.000 euro; 4) Farina: 24 in A e 3 in B, 127.500 euro; 5) Trefoloni: 24 in A e 3 in B, 127.500 euro; 6) Rodomonti: 22 in A e 6 in B, 125.000 euro; 7) Bertini: 23 in A e 1 in B, 117.500 euro; 8) De Santis: 21 in A e 4 in B, 115.000 euro.

(classifica approssimata)

Se Moggi favoriva i loro guadagni, perché arbitravano di meno?

Gli incontri con i designatori e i regali agli arbitriModifica

Come già detto, interloquire con i designatori era permesso e anzi consigliato dalla Federazione, quindi gli incontri e le cene di Moggi e Giraudo con Bergamo e Pairetto non costituiscono illecito, come quelli delle altre società. Bergamo, interrogato nel 2006, affermò di "parlare con tutti" (come dimostrano le intercettazioni), ma non fu creduto.

I regali agli arbitri (nello specifico delle magliette regalate a De Santis dopo Lecce-Juventus) erano anch'essi prassi comune; quelli degli altri club erano maglioni di cachemire (Inter), orologi - oltre ai rolex consegnati agli arbitri fuori dalle partite negli anni prima - (Roma), orologi e "regali natalizi che hanno lasciato a bocca aperta la moglie di un assistente reduce da una partita del Milan a San Siro". Questa la testimonianza a Napoli di Ceniccola.

Il "potere" sui mediaModifica

Questo capitolo è già stato approfondito prima; l'accusa è di controllare il "Processo di Biscardi" su La7. Questa "prova" consisterebbe in una telefonata in cui Moggi dice a Baldas (ex arbitro, opinionista del folkloristico programma del lunedì) di fare in modo che "l'arbitro sia assolto alla grande". Cioè Pieri, quello che disse a Bergamo nel dopo-gara: "Figurati se davo un rigore alla Juve... mi fucilavano". Biscardi affermò che faceva lo stesso con tutte le società (un po' come Bergamo, che affermò lo stesso sulle "grigliate" consentite e incentivate dalla FIGC). Inoltre, lo share del programma è dell' 8% circa.

Molto meno rispetto a quello, ad esempio, di Controcampo, che fornirà al giudice sportivo le immagini di Juve-Inter con la "testata" di Ibrahimovic a Cordoba che provocherà la squalifica dell'attaccante per tre giornate, ultima delle quali guarda caso quella con il Milan che, come affermò in aula Auricchio, "[Sul proprietario di Mediaset] Certo, ma non mi risulta che sia controllata dal Milan".

O a quello di Sabato Sprint, che pubblicò un video in cui lo Juventino Cannavaro usava una flebo, ai tempi in cui giocava a Parma. Il conduttore Varriale dichiarerà a Napoli che la cosa non fu corretta, aggiungendo:

"Quanto alla mia diretta esperienza personale, posso dire che ho vissuto, da un certo periodo in poi, una sorta di embargo da parte della Juventus, in quanto ad un certo punto nessuno dei calciatori o dei dirigenti juventini si è mai presentato nel corso della trasmissione che conducevo, Stadio Sprint. Ciò, evidentemente, dipese dal fatto che, in una trasmissione dedicata agli appuntamenti calcistici del 2005, io feci espressamente riferimento, mandando in onda un servizio, alla questione doping della Juventus".Dirà anche che (pagg. 7-8 della deposizione) durante l'interrogazione i carabinieri prima di farlo deporre avevano fatto ascoltargli un'intercettazione. Giusto per l'imparzialità.

I rapporti con la Guardia di FinanzaModifica

Sono meglio approfonditi nella pagina sulle intercettazioni da completare. Si ricorda qua solamente che furono indagati due militari di Roma perché Moggi chiese loro di deviare la via d'accesso del pullman della Juve all'Olimpico per evitare l'agguato dei tifosi romanisti che infatti tirarono sassi e uova; ma al pullman della squadra giallorossa che infatti si stupì. Quale imputazione più adatta, se non "salvataggio improprio"?

La genesiModifica

Si tenga a mente che questo capitolo riporta esclusivamente fatti (come gli altri), ma le conclusioni alle quali si giunge con esso sono delle deduzioni che possono variare da persona a persona.

La crisi della FIATModifica

Allo stato attuale (nel 2011) l'azienda torinese ha recuperato molte quote di mercato, grazie alla sterzata arrivata con la nomina nel ruolo di ad di Sergio Marchionne.

Ma nel 2004 la FIAT era una azienda talmente in crisi che si parlava chiaramente, nella migliore delle ipotesi, di vendita, se non addirittura di portare i libri in tribunale. Le Banche, spinte dal governo Berlusconi, erano state costrette a sostenere ancora una volta i conti del Lingotto con una operazione di finanziamento particolare chiamata prestito convertendo; in pratica, giunto alla scadenza nell'autunno del 2005, questo prestito avrebbe, di fatto, consegnato la FIAT nelle mani delle banche, estromettendo gli Agnelli, capitanati da John Elkann, e riducendoli a soci di minoranza.


Le stesse banche avrebbero poi provveduto a liquidare le attività rivenienti attraverso un bello "spezzatino". Nello spezzatino, si noti bene, era compresa anche la Juventus. Non direttamente, in quanto controllata da IFIL (oggi Exor), ma coinvolta comunque, in quanto, successivamente ad una ipotetica uscita di scena degli Agnelli dalla FIAT, sarebbero stati messi a dura prova i delicati equilibri che ancora oggi uniscono i vari rami della discendenza per il controllo dell'Impero FIAT, susseguenti la venuta Lassù di Gianni ed Umberto Agnelli.


In vista di questa possibilità si sussurrava l'ipotesi che l'allora Amministratore Delegato della Juve Giraudo, su preciso input di Andrea Agnelli, stesse organizzando una cordata per rilevare la Juventus, acquistando le quote di proprietà IFIL con la collaborazione di alcuni importanti partner sia sportivi che finanziari. Ovviamente Andrea sarebbe stato il Presidente, Moggi il Direttore Generale. Allo studio c'era un faraonico piano industriale che probabilmente avrebbe fatto della Juventus la squadra numero uno al mondo per molti anni. Questa l'intervista di Giraudo a Crosetti di Repubblica, pubblicata il 1° aprile 2006 (integrale):

TORINO - Giraudo parla, e intanto scrive. E mentre scrive disegna. Traccia mappe, sviluppa diagrammi, incrocia segni e parole su un grande bloc-notes quadrettato. Più che altro cerchia e sottolinea. Il futuro, forse.

Dottor Giraudo, lei resterà davvero alla Juventus? «È il mio sogno. Vogliamo farla diventare il più importante club del mondo, secondo un preciso modello industriale e sportivo che non ha eguali nel calcio. Solo in Formula uno esiste qualcosa di simile, alla Ferrari».

Il suo contratto scadrà il 30 ottobre: a parole, la famiglia Agnelli l'ha già confermata. Però i matrimoni si fanno in due. «Vorrei chiarire una cosa importante. In questi mesi si è scritto, letto e detto di tutto, per esempio che vorrei fare dei mestieri diversi. È chiaro che quando esistono scadenze contrattuali, dall'esterno c'è sempre chi può offrire grandi opportunità, è una legge di mercato. Ma il mio sogno è restare ancora molti anni alla Juventus, sulla base dei ragionamenti iniziati dodici anni fa con l'avvocato Agnelli e col dottor Umberto».

Cosa prevedevano quei ragionamenti?


«Che la Juventus diventasse la prima società-azienda del mondo. Cominciammo a parlarne durante le vacanze di Natale del 1993. Dall'Avvocato e dal dottor Umberto traspariva sempre una grande passione per il calcio e per la Juventus, di cui erano tifosissimi»

Ritiene che i vari passaggi siano stati compiuti? «Due su tre. Ora manca l'ultimo, il più importante, su cui vorrei continuare a lavorare»

Parliamo dei primi due.


«All'inizio cominciammo con l'intervento su costi e conti, di pari passo con l'obiettivo sportivo. Poi ci siamo mossi per consolidare la società Juventus, attraverso operazioni che ci hanno portato alla quotazione in Borsa e allo stadio di proprietà oltre alla realizzazione di un centro sportivo d'avanguardia che inaugureremo presto. I lavori per lo stadio-gioiello cominceranno alla fine del campionato. Queste sono iniziative che resteranno, in grado di produrre anche ricavi diversi da quelli tipici delle squadre di calcio».

Arriviamo alla terza fase: quella, pare di capire, dalla quale dipende anche la sua permanenza alla Juventus. «Bisogna prepararla velocemente. Io lo chiamo il "modello Ferrari", perché è quello cui ci ispiriamo. Ovvero una grande industria che produce utili per una parte sportiva di assoluta eccellenza. La stessa cosa dovrebbe accadere alla Juventus. Era, lo ripeto, il pensiero di Giovanni e Umberto Agnelli».

La Juventus, oggi, rispetto a quel modello cos'è?


«Esiste solo la seconda parte, quella sportiva. Manca la prima, industriale. Cioè la componente che porterebbe ricavi aggiuntivi attraverso investimenti mirati».

Se abbiamo capito bene, una Juventus che agisce e produce anche fuori dal calcio? «Una Juventus che possa operare in settori come l'intrattenimento, oppure l'alberghiero mediante l'acquisto di una catena di hotel. O magari nel campo immobiliare, o in quello dei media attraverso un gruppo editoriale. Qualcosa di simile al gruppo "L'Espresso", visto che ne sto parlando con "la Repubblica". Perché no?».

Cosa chiede l'amministratore delegato agli azionisti? «Chiedo di investire risorse importanti per creare una società più forte, strutturalmente solida a livello patrimoniale ed economico»

Dopo l'ultimo Consiglio d'amministrazione, il dottor Gabetti che è presidente dell'IFIL, cioè la finanziaria della famiglia Agnelli che controlla la Juventus, ha annunciato che il piano industriale sarà ambizioso ma non faraonico. Non le pare già una risposta parzialmente negativa alle sue richieste?


«Penso che la portata del piano e degli investimenti sia conseguente al risultato che si vuole ottenere. Non chiediamo soldi per coprire perdite o per acquistare qualche altro giocatore, ma per creare un modello formidabile che nel calcio non esiste, e che ci permetterebbe di colmare il gap attuale tra una società come la nostra e altre grandi realtà europee, come ad esempio il Chelsea e il Real Madrid».

Quali le ricadute dal punto di vista sportivo? «Vogliamo creare risorse permanenti che permettano alla Juventus non solo di finanziarsi al suo interno nel tempo, grazie al formidabile marchio commerciale che rappresenta, ma di avere una squadra sempre più forte e di livello mondiale».

Ritiene che questo sarebbe sufficiente per essere i più competitivi al mondo, e com'è ovvio in Italia?


«No, penso che non basterebbe. Perché quando si è risolto il problema patrimoniale ed economico, occorre acquisire più peso politico a livello di media. Per la Juventus, oggi non è così. Alcuni tra i nostri avversari dispongono di emittenti televisive e gruppi editoriali, e questo conta molto».

Crede che i proprietari di questi gruppi editoriali diano indicazioni precise ai loro dipendenti per favorire le loro squadre?


«Non penso che si arrivi a tanto. Ma non escludo che alcuni servi sciocchi si spingano oltre, più realisti del re. Può succedere, anzi succede».

Dottor Giraudo, e se fossero altri dirigenti a concludere il suo progetto, o comunque a godere i frutti del lavoro già svolto?


«L'interesse della Juventus e dei suoi tifosi viene prima di tutto. Certo, il nostro sogno non può che essere quello di vedere realizzate le cose che abbiamo progettato, e gestirle in prima persona. Mi spiacerebbe molto non proseguire la terza fase del programma».

Crede che i giovani della famiglia Agnelli abbiano la stessa passione dell'Avvocato e del Dottor Umberto? Convinceranno la famiglia a investire nuove risorse nella Juventus? «Me lo auguro, anzi ne sono sicuro. Spero che ci sia in loro lo stesso amore. La presenza fisica dell'ingegner John Elkann e di Andrea Agnelli all'ultimo Consiglio di amministrazione è stata significativa, così come quella del dottor Gabetti. Allo stesso modo è da interpretare la cooptazione in Consiglio del dottor Sant'Albano, nuovo amministratore delegato Ifil: un segnale importante».

Ma il tifo dei giovani Agnelli? «Tifo e passione saranno da verificare nel tempo, però sono la premessa per tutto il resto»

Quando e come preparerete questo famoso progetto industriale? «Dovremo vederci a scadenza almeno settimanale. Sottolineo che si tratta di un piano da far nascere insieme, Ifil e management bianconero, condiviso dalla famiglia Agnelli, per identificare le tipologie di investimenti da condividere».

La proprietà della Juventus non mette in dubbio che lei, Moggi e Bettega possiate restare al comando. Ottimismo eccessivo?


«La fiducia fa molto piacere. Voglio esprimere gratitudine per le tante opportunità che mi sono state offerte in questi anni, il resto lo vedremo».

Davvero Silvio Berlusconi le ha offerto un incarico importante? «Con il dottor Berlusconi ho da sempre ottimi rapporti, e lui non ha mai mancato di mostrare apprezzamenti verso il nostro lavoro. Fu estremamente sportivo quando ci prestò Abbiati. Anche se lui ha sempre pensato che avrei continuato a lavorare per la Juventus, ha voluto incontrarmi e dirmi, in sostanza: "La stimo, sono sicuro che resterà a Torino ma qualora cambiassero le condizioni, sappia che noi possiamo far nascere insieme delle opportunità"».

E lei cos'ha risposto?


«Beh, in questi casi si ringrazia e si vede quel che succede».

Esiste la concreta possibilità che lei si occupi dei nuovi stadi per l'Europeo 2012?


«Il mio sogno è continuare a lavorare a tempo pieno per la Juventus».

Lo stadio rifatto porterà finalmente i torinesi alla partita?


«Senz'altro sì. Non mi sento di incolpare i tifosi per le gradinate semivuote: oltre metà del pubblico arriva da fuori, per lo più dalla Lombardia, e la Torino-Milano è impraticabile; le nuove norme per la sicurezza hanno creato restrizioni che possono scoraggiare; molte gare della Juve si disputano in notturna, ed è un sacrificio se la mattina dopo si va a lavorare. Inoltre, le statistiche dimostrano che gli italiani spendono il 5,5% in meno per spettacoli e divertimenti. Noi abbiamo cercato di premiare gli abbonati: mi spiace che si sia tanto parlato delle curve a 50 euro contro Inter e Milan, e pochissimo degli abbonamenti a un euro per le donne e i bambini».

C'è il rischio che la Juve perda Capello? «Non esiste. Il progetto è che rimanga con noi fino al 2009».

Campionato quasi vinto, Coppa quasi persa... «Al tempo. A Londra abbiamo creato i presupposti per una grande impresa a Torino. Voglio elogiare questo gruppo, probabilmente il migliore dei nostri dodici anni: grandi campioni e ragazzi di carattere. Hanno fatto non bene ma benissimo, sono in testa da settanta partite, questo spiega chi è il più forte».

La Coppa, invece, continua a essere una sofferenza: perché?


«Si tratta di un torneo dove i rischi sono maggiori. L'anno scorso ha vinto il Liverpool, quest'anno va forte l'Arsenal che in campionato ha 28 punti in meno del Chelsea già eliminato».

A quanto ammontano i mancati ricavi per chi esce nei quarti?


«Se vinci la Coppa, incassi circa 15 milioni di euro che diventano 10 per il secondo posto. La semifinale vale circa 5 milioni di euro».

Nel prossimo mercato venderete qualche pezzo pregiato? «Non esistono esigenze di bilancio in tal senso. Ogni scelta servirà solo a rafforzare la Juventus. La proprietà ci ha dato indicazione di muoverci come se il progetto industriale esistesse già, ed è pronto un primo intervento finanziario. Le mosse iniziali sono state gli ingaggi di Marchionni e Cristiano Zanetti».

Dunque lavorate come se foste sicuri di rimanere.


«Per altri dodici anni, come ha detto il dottor Gabetti. La Triade e Capello per la Juve più forte del mondo. Speriamo».

Cosa chiedete al nuovo governo? «La priorità sono gli stadi, oggi totalmente inadeguati. Servono mutui agevolati per le ristrutturazioni, non necessariamente private, com'è accaduto in Inghilterra, in Portogallo per gli Europei 2004 e in Germania per i mondiali 2006. L'Europeo 2012. È l'occasione giusta per creare tanti posti di lavoro, una grande opera di economia diretta e indiretta»

Uno juventino di ieri, Michel Platini, se l'è presa con il G 14 di cui fate parte sulla questione degli indennizzi per i nazionali. Ha qualcosa da rispondere?

«Intanto, oggi la convocazione in nazionale conviene solo al giocatore e non al club. In caso di infortuni, le assicurazioni non coprono il pagamento degli stipendi, tuttavia non bisogna fare muro contro muro, non bisogna essere troppo rigidi. Da parte dei club serve forse più intelligenza, ma all'amico Michel suggerisco di essere meno demagogico e meno populista».


Questo era lo scenario. Ma ecco il colpo di scena: gli Elkann sempre a quanto riportato dai giornali dell'epoca, riescono a neutralizzare il golpe orchestrato dalle banche attraverso una ardita operazione finanziaria, chiamata equity swap, che di fatto consentirà loro di mantenere il controllo della FIAT. A questo punto, sistemata la patata bollente del prestito convertendo, partono i regolamenti di conti tra cui anche quello sulla Juventus.

Ma non doveva finire così. I patti non erano questi. Quando alla fine del 1993 l'Avv. Gianni Agnelli accettò l'aiuto di Mediobanca e di Cuccia per risollevare le sorti della FIAT, piombata in una delle crisi più gravi della sua storia, dovette accettare un compromesso che pochi conoscono. Per far fronte alla pesante situazione finanziaria dell'Azienda fu varato un maxi aumento di capitale e fu imposto l'ingresso nel capitale di nuovi soci "importanti" tra cui Deutsche Bank e Generali. Ma non solo. Il vero prezzo che l'Avvocato dovette pagare fu la promessa di non lasciare la Presidenza del gruppo al fratello Umberto, e quindi di rimanere in sella insieme a Romiti. Questo passaggio di consegne era già stato stabilito all'interno della famiglia, ma il veto imposto da Cuccia, che non era mai stato in buoni rapporti con Umberto, costrinsero l'Avvocato ed il Dottore a un compromesso che prevedeva per quest'ultimo "solamente" il ponte di comando della IFIL, la società che di fatto è la cassaforte dell'Impero FIAT.

A margine di questo accordo, che segnò una "svolta epocale" nei rapporti tra i due fratelli, l'Avvocato accettò, come parziale risarcimento per Umberto, che quest'ultimo prendesse anche le redini della Juventus, che a quel tempo viveva il crepuscolo della gestione bonipertiana. Di fatto i due fratelli stabilirono che tutte le decisioni inerenti la gestione del gioiello di famiglia fossero prese in maniera indipendente dal dottor Umberto.


Erano altri tempi. I due fratelli avevano una stoffa diversa dagli avventurieri della finanza moderna. Bastava la parola per definire un'intesa. E così fu. Il primo passo del Dottore, come tutti sappiamo, fu quello di trasformare la squadra che viveva ancora nel romanticismo post-platiniano, in una azienda modello, dove ogni cosa fosse pianificata ed organizzata per grandi obiettivi. Arrivano così Giraudo per l'area amministrativa, Moggi per quella sportiva e Bettega alla vicepresidenza. Per 12 anni questa struttura rimane immutata e costituisce probabilmente il team di dirigenti più preparati del calcio moderno.


Nelle migliori famiglie, è risaputo, ci possono essere però diversità di vedute e disaccordi. Anche Gianni e Umberto pur rispettandosi, come fratellanza impone, ogni tanto erano in disaccordo. Gianni era affezionato al business dell'auto, Umberto invece preferiva la diversificazione in altri settori. Morti i due patriarchi le fazioni si sarebbero schierate nel modo seguente: da un lato i fratelli Elkann, Montezemolo e i tutori Gabetti e Grande Stevens; dall'altra gli Umbertiani con a capo Allegra, vedova di Umberto con il figlio Andrea Agnelli e ovviamente Giraudo che era uno dei manager più vicini ad Umberto.

In questo scenario verrà più volte segnalata l'assoluta antipatia di Montezemolo per Giraudo il quale, nonostante l'aspetto burbero, era ed è un manager con i fiocchi, uno dei migliori della scuderia Agnelli. Anche Lapo Elkann più volte aveva rivolto giudizi abbastanza pepati sulla Triade, accusandola di "sorridere poco".

La genesi di CalciopoliModifica

Nonostante lo sventato golpe delle Banche, il piano di Andrea Agnelli e Giraudo va avanti lo stesso. Il titolo Juventus in Borsa comincia a salire senza motivazioni, arrivando a 2,26 € il 2/05/2006. Qualcuno rastrella le azioni sul mercato.

La transazione, in gergo finanziario definita Management Buyout, si dovrebbe a questo punto fare lo stesso ma con abiti ovviamente un po' più ostili. Essa consiste in un passaggio delle quote di controllo dagli azionisti di maggioranza ai manager stessi dell'azienda. Ovviamente sulla base di un corrispettivo economico tale da invogliare i vecchi azionisti a cedere le proprie quote. Siamo a inizio 2006, la squadra è in testa al campionato e senza rivali.

In questo contesto vanno inseriti due fatti: l'11 maggio 2005 entra nel Cda Jean-Claude Blanc, ex organizzatore del Roland Garros e della Coppa Davis. La sua figura avrà grande rilevanza dopo il 2006.

L'altro è l'incontro di settembre 2005, un mese dopo un precedente colloquio, tra Moggi e Berlusconi, a Palazzo Grazioli. Questo il racconto di Moggi dal suo libro "Un calcio nel cuore".

«Berlusconi si è presentato con il solito sorriso. Moggi di qua, Moggi di là... Mi ha riempito di elogi per quello che stavo facendo alla Juventus, per i successi che ero riuscito ad ottenere, ma soprattutto gli piaceva il mio modo di fare mercato...Abbiamo parlato di calcio in generale, di moduli tattici, di giocatori che a lui piacevano...Mi ha chiesto come ho fatto a prendere Ibrahimovic a quel prezzo e con lui non ho fatto misteri....Abbiamo parlato per una mezz'oretta, forse quaranta minuti. Non di più...Alla fine è arrivata la sua proposta di lavoro. Parola più, parola meno mi disse: Senta, io vorrei portarla al Milan. Sono sicuro che assieme faremo una squadra ancora più grande...Poi aggiunse le motivazioni vere della sua idea: con me era sicuro di risparmiare.... Sui ringraziamenti ha fermato il mio sorriso con il suo sorriso: Bene, le faccio sapere. Ora ne parlo con Galliani e mandiamo in porto l'operazione in tempi rapidi. [...] Prima di uscire mi ha regalato un libro. Mi hanno detto che lo fa con tutti, una simpatica abitudine. Ha aggiunto: lo legga, mi raccomando. Il libro si intitola: "Ti odio, Berlusconi". Inutile spiegare di cosa parli.... Con quel libro in mano e centomila pensieri in testa, mi sono avviato alla macchina senza accorgermi che nel frattempo i quindici giornalisti erano diventati almeno cento.... Giustificai quell'incontro così. Luciano Moggi di passaggio a Roma, ha incontrato il presidente Berlusconi per ringraziarlo del prestito gratuito del portiere Abbiati. Un gesto di grande sportività e grande signorilità che ha molto colpito la Juventus e Moggi in particolare».

Nel corso di un Consiglio di Amministrazione quantomeno anomalo, Moggi e Giraudo vengono confermati, ma solo a parole. Giraudo presenta il suo mega piano industriale che prevede ingenti investimenti e di cui si parla nell'intervista sopra esposta. Gabetti lo stoppa subito negando che ci saranno grossi investimenti da parte dell'azionista di riferimento. È il segnale che qualcosa si è rotto e che il pentolone bolle. Nessuno si immagina però cosa sta per succedere.


I due dirigenti non possono essere allontanati così facilmente per due motivi. Primo: sarebbe difficile da giustificare alla piazza e ai tifosi. Secondo: i due andrebbero altrove a remare contro e sarebbe deleterio, con alla mano i risultati post 1994. Occorre qualcosa di traumatico in grado di eliminarli definitivamente dalla scena, senza peraltro creare rimpianti nei tifosi e allo stesso tempo giustificare la ridefinizione del famoso patto tra Gianni ed Umberto per la gestione della Juventus, che, come ricordiamo, era di pertinenza degli Umbertiani.

L'eliminazione dalla scena di Moggi e Giraudo però è l'obiettivo anche di qualcun altro e non a Torino. A Milano infatti i dirigenti dell'Inter sono da tempo convinti che le loro continue delusioni sportive non siano solo frutto di errori di gestione, ma anche di possibili illeciti dei dirigenti della Juventus.


Ne sono talmente convinti che arrivano addirittura a sbandierare in tv il fatto che stanno preparando un dossier circostanziato sull'argomento: nel prepartita di un Juventus-Inter, Facchetti lo dichiara apertamente a Moggi. Si scoprirà poi che Moratti, approfittando del rapporto privilegiato con i vertici Telecom e Pirelli, da sempre sponsor e munifici azionisti della squadra (basti pensare a Tronchetti Provera, consigliere di amministrazione dell'Inter nonché presidente di Telecom e, appunto, Pirelli, da molti anni sponsor principale dell'Inter.

L'inter "ricambiava" con la presenza nel CdA di entrambe le società di Moratti e Ghelfi, vicepresidente interista), incaricò alcuni personaggi (Tavaroli e la sua security Telecom: per saperne di più basta cercare su Google "Processo Telecom") che frequentano la sottile zona d'ombra tra le due aziende e i servizi segreti (Cipriani) di effettuare indagini illegali sul mondo del calcio, arrivando persino a fatturare regolarmente le parcelle a queste agenzie investigative come si scoprirà nel corso dell'inchiesta su Telecom. Saranno spiati e intercettati, sempre illecitamente e senza la comunicazione della Procura, Luciano Moggi, Massimo De Santis, dirigenti federali, Vladimir Jugovic e Christian Vieri.

Quest'ultimo presenterà un esposto alla FIGC per la revoca dello scudetto 2005-06 all'Inter, che sarà respinta. Vieri chiederà le motivazioni. Questa la risposta del procuratore Palazzi, dove si parla di interessi nascosti di privati legati alla divulgazione o meno delle motivazioni della respinta. Vieri inoltrerà un esposto integrativo nei primi mesi del 2011. I testi sono disponibili cercando nella rete.


Ad ogni buon conto che qualcosa a Milano sapessero lo si era capito in realtà già a Marzo del 2006 quando in diretta tv Mancini "rivelò" a Moggi che presto avrebbe dovuto rispondere a qualcun altro in un aula di Tribunale. Alcuni addirittura riferiscono di dichiarazioni simili fatte nello spogliatoio della Pinetina, dove agli stralunati giocatori il tecnico e Facchetti avrebbero detto di stare tranquilli perché lo scudetto lo avrebbero vinto loro e che qualcosa stava per accadere.

In questo torbido scenario la Procura di Torino, nell'ambito del processo per abuso di farmaci (concluso con l'assoluzione) aveva commissionato e successivamente archiviato una serie di intercettazioni telefoniche a carico dei dirigenti della Juventus che contenevano alcune conversazioni con personaggi della Federcalcio che vennero ritenute non significative per la giustizia ordinaria e scagionanti per quella sportiva.

Qualche nemico però, la Juventus lo aveva anche a Roma, nelle stanze del potere capitolino, lo stesso potere che aveva consentito nel 1999 l'accordo tra le famose sette sorelle (Juventus, Inter, Milan, Roma, Lazio, Parma, Fiorentina) le quali, tutte con ambizioni da Scudetto, decisero, nel corso di una cena estiva a casa di Carraro, di costituire un cartello e di nominare il famoso doppio designatore arbitrale, nelle persone di Bergamo e Pairetto.

L'accordo in questione fu favorito anche dall'approvazione della famosa legge per la contrattazione individuale dei diritti televisivi, ad opera del governo di centrosinistra, il quale avallò senza battere ciglio un sistema che lo stesso governo, otto anni dopo, si è preoccupato frettolosamente di cancellare, riportando nel calcio la contrattazione collettiva.

L'equilibrio che scaturì da quegli eventi, favoriti da chi in quel momento governava Coni e Federcalcio e dai loro referenti politici e finanziari, è stato mantenuto fino al maggio del 2006 quando, come si vede, una triplice convergenza di interessi (Famiglia Elkann/Montezemolo - Inter/Moratti - Settori politicizzati della FIGC) ha determinato l'uscita di scena da veri e propri capri espiatori di Luciano Moggi ed Antonio Giraudo, che a quel sistema si erano per così dire adeguati, ma al quale anche le altre sei sorelle costantemente si "abbeveravano".

Il primo segnale che qualcosa stava alterando gli equilibri raggiunti nel 1999 fu una misteriosa interpellanza parlamentare effettuata dal senatore Gigi Malabarba, membro del Comitato di Controllo Parlamentare sui Servizi Segreti (Co.Pa.Co) in data 7 marzo 2006 atto 4-10255 seduta nr. 964 della XV Legislatura. Il senatore in questione chiede spiegazioni in Parlamento circa l'origine di alcuni bonifici di poche migliaia di euro che vengono rintracciati sui conti di alcuni impiegati della FIGC.

L'attività della Magistratura sul mondo del calcio tuttavia aveva preso il via già da qualche anno e non solo dalla Procura di Torino. Varie Procure in tutta Italia si stavano muovendo. In particolare quella di Napoli, imbeccata da Franco Dal Cin, vecchio dirigente dell'Udinese, il quale aveva raccontato ai pm dell'esistenza di una fantomatica "combriccola romana" della quale avrebbero fatto parte parecchi arbitri, tra cui Massimo De Santis.


In seguito a queste indagini e a queste dichiarazioni vengono disposte centinaia di migliaia di intercettazioni telefoniche a carico di vari personaggi del mondo del calcio, tra cui Moggi e Giraudo. Le intercettazioni, come noto, vengono eseguite utilizzando strutture e tecnologie della Telecom. A questo punto interviene qualcuno o qualcosa.


L'attività di intercettazione probabilmente non dà i frutti sperati; pur tuttavia c'è l'esigenza di portare a termine un "lavoretto" per alcuni amici che hanno chiesto di incastrare alcune persone... Entrano in scena due personaggi particolari, Giovanni Arcangioli ed Attilio Auricchio, due vecchie conoscenze dei servizi segreti, in quel tempo ufficiali dei Carabinieri addetti alle intercettazioni, ma già in passato accusati di aver manipolato alcune telefonate.


I due fanno un piccolo capolavoro. Confezionano alcune informative per la procura di Napoli dove, insieme alla trascrizione di qualche decina di telefonate (su 180.000 intercettazioni) degli accusati, costruiscono un castello di deduzioni e teoremi che sembrano dei discorsi da bar sport. Difficile non immaginare nella impaginazione di quelle informative la sapiente mano di qualche giornalista sportivo o di qualche dirigente di squadra di calcio. Successivamente, nel corso del Processo Gea, sono venuti alla luce torbidi rapporti tra l'Auricchio e l'ex DG della Roma, Franco Baldini. Auricchio ha ammesso nel corso del dibattimento, di aver conosciuto e frequentato Franco Baldini.

Alcune dichiarazioni di persone accusate e di altre non coinvolte nel procedimento fanno addirittura pensare che siano state filtrate solo le telefonate "adatte allo scopo da raggiungere". Altre indiscrezioni parlano di mancati incroci tra telefonate fatte e ricevute dalle singole utenze. Insomma qualcosa di anomalo sta accadendo. Parallelamente una manina fa arrivare i testi di queste intercettazioni a La Stampa e al Romanista che ovviamente danno inizio alle danze pubblicando il materiale, compreso alcune telefonate che con l'inchiesta non c'entravano nulla, ma che erano altamente lesive della privacy di persone non indagate. Tra queste una tra Moggi e la moglie riguardante la pastasciutta di casa e un'altra con Alessandro Moggi che dichiara di provare sentimenti affettivi per Ilaria D'Amico.

Modifica

Siamo ormai a maggio del 2006. La Juve vince il suo ventinovesimo Scudetto sul campo mentre sui giornali scoppia la bufera. Juventus, Milan, Lazio, Fiorentina ed altre squadre minori vengono accusate di aver formato un sistema di condizionamento del sistema arbitrale mentre addirittura alcuni protagonisti, specialmente Moggi e Giraudo, vengono accusati di "associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva".


I magistrati si fidano ciecamente di quanto trascritto dai carabinieri di Roma nelle loro informative ed emettono pesanti accuse. Più tardi gli stessi magistrati, leggendo con attenzione la documentazione si accorgono probabilmente di essere stati strumentalizzati per un disegno ben preciso. Si accorgono che quelle informative cosi come sono state confezionate sono assolutamente insufficienti per sostenere le accuse che avevano già colpevolmente emesso nei confronti delle persone coinvolte.


Saranno costretti a riaprire le indagini e a ordinare una nuova serie di intercettazioni, che ovviamente non daranno nessun ulteriore spunto. Alla fine si appigliano all'ennesimo teorema dei CC, quello delle schede telefoniche estere che Moggi avrebbe distribuito ai designatori e agli arbitri. Anche in questo caso l'accusa si basa su ipotesi abbastanza grossolane e su un complicato raffronto tra celle, tabulati e chiamate. Ma torniamo alla fine del campionato, maggio 2006. John Elkann rilascia una dichiarazione che per noi tifosi rimbomba ancora sinistra:


«Siamo vicini alla squadra e all'allenatore. Sono state fatte cose riprovevoli. Ripartiremo dai giovani».


Moggi a questo punto si dimette e con lui è costretto a fare lo stesso anche Giraudo, insieme a tutto il CdA. È curioso far notare che i giornali che più di tutti si accaniscono contro la Juventus e i suoi dirigenti sono proprio quelli della scuderia Rcs in cui gli Agnelli sono soci, ovvero La Gazzetta dello Sport e Il Corriere della Sera e, ovviamente, La Stampa di cui sono addirittura proprietari.


In questo modo inizia il processo mediatico, svolto praticamente sui giornali. Un processo che parte non dall'accusa ma dalla sentenza: Juve colpevole. In verità, leggendo le intercettazioni pubblicate non si ricava la benché minima prova di eventuali illeciti. Si percepisce piuttosto un mondo sicuramente malato dove ognuno cerca di tirare l'acqua al proprio mulino, spesso senza riuscirci, e soprattutto una generale atmosfera di goliardie e millanterie che lascia trasparire un'inopportuna confidenza tra settori della Federcalcio, dirigenti di squadre di calcio e alcuni arbitri. Ma nessun illecito.


È il via all'estate più incredibile che si potesse immaginare. I tempi purtroppo sono strettissimi: c'è di mezzo il Mondiale e bisogna fare presto. A capo della Figc, ovviamente commissariata, viene chiamato un personaggio che pochi conoscono ma che gli addetti ai lavori ricordano come ex-consigliere di Amministrazione dell'Inter, Guido Rossi. La sua chiamata a Commissario straordinario della Federcalcio avviene attraverso un atto che non verrà mai reso pubblico poiché le modalità con cui viene eletto probabilmente non gli consentirebbero alcune delle decisioni da lui prese successivamente, rendendole illegittime, come ad esempio la riduzione dei gradi di giudizio (da tre a due), la sostituzione dei giudici ed altre norme stabilite ad hoc per la farsa che si va organizzando.

I

l personaggio è ingombrante, presuntuoso ed odia quanto basta la Juventus (è stato citato l'episodio del caffé) per avallare fin da subito le sentenze emesse dai giornali.


Innanzitutto si circonda di suoi fedelissimi collaboratori tra cui Nicoletti, già braccio destro di Moratti alla Saras e, successivamente, riduce i gradi di giudizio del processo sportivo da tre a due. Di fatto sostituisce la gran parte del Collegio giudicante mettendo a capo dello stesso un vecchio giudice in pensione di nome Ruperto. Infine "istruisce" i giudici affinché venga fatta giustizia in maniera dura, esemplare e spietata.


"Dimentica" però di sostituire i giudici che pronunceranno le sentenze di secondo grado, che come vedremo saranno completamente capovolte, tranne che per la Juventus. In realtà non si dimentica affatto ma gli viene impedito dal primo rigurgito di quel sistema che stava cercando di spazzare via.

In questa tempesta, la Juventus e la sua proprietà sembrano immobili. Qualcuno ipotizza che nei primi giorni dello scandalo i vertici juventini siano stati rassicurati circa la permanenza della squadra in serie A, circostanza che, come si vedrà, sarà completamente disattesa dagli atti compiuti dal Commissario Guido Rossi. Dopo lo scioglimento del Consiglio di Amministrazione, la reggenza viene affidata a Carlo Sant'Albano, amministratore delegato di IFIL. La dirigenza di fatto non esiste più. In questo scenario viene nominato, in qualità di legale difensore. l'avv. Cesare Zaccone.


Arrivati a questo punto, però, la fuga di notizie e l'attacco frontale effettuato dai mass-media hanno reso la situazione di fatto irrecuperabile. Tutta l'Italia calcistica, fomentata dai media, ha ormai a furor di popolo condannato le persone che, ad onor del vero, erano ancora solamente indagate, sia per la giustizia sportiva che per quella ordinaria. La Juventus in serie B, il sogno proibito di milioni di tifosi, si materializza come per incanto. Finalmente anni ed anni di frustrazioni vengono ripagate con una gogna fino a poche settimane prima inimmaginabile. Fonti attendibili riportano in questa fase di un patto tra Grande Stevens e Guido Rossi, durante il quale quest'ultimo viene rassicurato sul fatto che la Juventus avrebbe accettato la serie B, a condizione che anche le altre imputate avessero avuto la stessa pena.


Questa circostanza è avvalorata dal fatto che alcuni dei campioni in forza ai bianconeri erano già stati venduti prima delle sentenze sportive. Comunque sia, Guido Rossi accetta l'accordo (o finge di accettarlo?). Ma, come vedremo, le cose vanno diversamente da come erano state apparecchiate. A fine giugno viene insediato il nuovo Cda, capitanato da tale Giovanni Cobolli Gigli, un manager ricordato soprattutto per le sue imprese da liquidatore di altri asset di casa Agnelli.


In quei giorni serviva qualcuno che mettesse la faccia come Presidente del periodo più brutto della storia della Juventus. E, da informazioni assunte al riguardo, pare che nessuno abbia voluto gravarsi dell'ingrato compito, costringendo la proprietà ad accontentarsi di una soluzione di estremo ripiego. Nei prossimi anni Cobolli Gigli sarà ricordato soprattutto per le sue memorabili dichiarazioni che inducono l'interlocutore a sospettare che sappia veramente poco di calcio e che sia capitato per caso sulla scena del delitto.


Invece il processo, istruito da Francesco Saverio Borrelli, ex magistrato di Mani Pulite, sarà ricordato nei secoli come una farsa senza eguali, grazie al suo surreale e brevissimo svolgimento in cui vengono calpestate le più elementari regole di garanzia per gli imputati, a cominciare dal diritto alla difesa.


Per dare credibilità al tutto Guido Rossi manda Borrelli a Napoli dove, previa una telefonata di Nicoletti con cui viene fatta illecita pressione sui Pm della procura, riesce a farsi consegnare le informative dei Carabinieri, che in questa fase dovrebbero essere materiale altamente riservato ma che invece appaiono in stralci su giornali e mass-media. Molti magistrati e giudici avranno successivamente modo di dichiarare che si è trattato di un vero e proprio "aborto giuridico". Il Procuratore federale Palazzi, imbeccato da Borrelli, chiede pene durissime per tutti, ed in particolare per la Juventus, per la quale si parla di retrocessione in C1.


Zaccone, nel corso del brevissimo e farsesco dibattimento, incalzato da Ruperto, dichiara maldestramente che la pena congrua consisterebbe nella B con penalizzazione, cosa che prontamente viene fatta mettere a verbale. La dichiarazione di Zaccone, che suscita stupore e indignazione nei tifosi, è figlia diretta degli accordi Rossi-Grande Stevens e viene pronunciata proprio per cercare di far rimanere la Juve ancorata al carro delle altre imputate, per le quali era stata chiesta la B con penalizzazione.


La molle difesa di Zaccone viene strumentalizzata dai giornali di regime che, con titoli a tutta pagina, la fanno passare per un' ammissione di colpevolezza. La sentenza di primo grado che giunge di lì a poco è delirante nelle motivazioni, riuscendo a trasformare in illeciti conclamati e reiterati (art.6) una somma di episodi di slealtà (art.1) e inventando di sana pianta il reato di "illecito strutturale". Addirittura devastante la pena comminata che consiste in una serie B con trenta punti di penalizzazione, la revoca di due scudetti ed altre sanzioni accessorie. Cobolli Gigli appare indignato. Nell'ombra probabilmente qualcuno invece è soddisfatto della piega presa dagli eventi.


Intanto, in Germania la nostra nazionale diventa Campione del Mondo in una finale con la Francia addirittura surreale. In campo ci sono otto giocatori che militano nella Juventus, più altri cinque che vi hanno militato recentemente. In panchina e nello staff tecnico figurano altri quattro juventini di lungo corso tra cui Marcello Lippi. In totale 17 protagonisti dal Dna juventino.


La Juventus di Moggi trova così la sua apoteosi nella vittoria del Mondiale, con uno dei principali artefici del successo ormai fuori dal Calcio. In breve tempo la fortissima Juventus allestita da Luciano Moggi viene rapidamente smembrata dal liquidatore Cobolli, il quale ha l'incarico di procedere alla riduzione dei costi a prescindere dal campionato in cui si giocherà, assecondando i desiderio di John Elkann di puntare sui giovani. Ecco quindi che ben otto giocatori vengono venduti in un crescendo rossiniano di menzogne e inganni culminati con la cessione all'Inter di due giocatori del valore di Ibrahimovic e Vieira. Mutu va alla Fiorentina, Cannavaro ed Emerson al Real Madrid, Zambrotta e Thuram al Barcellona.


La sentenza di secondo grado, emessa da un tribunale espressione diretta dell'ex presidente Carraro, e quindi organico al vecchio sistema, ribalta quella di primo grado, attenuando notevolmente le pene di Milan, Fiorentina e Lazio, alle quali viene restituita la serie A con penalizzazione. Incredibilmente i rossoneri ritrovano anche la partecipazione alla Champions League.


La Juventus, invece, rimane relegata in serie B con 17 punti di penalizzazione. Leggendo il dispositivo di sentenza si apprende stranamente che "'è concettualmente ammissibile l'ottenimento di un vantaggio in classifica pur prescindendo dall'alterazione di una singola gara'". È chiaro ormai che l'accordo Grande Stevens - Rossi è definitivamente saltato.


Nel frattempo gli "onesti" di Moratti, grazie alla compiacenza dell'ultrà Guido Rossi, si vedono assegnare uno scudetto, quello 2005-2006, che non è mai stato oggetto di indagine e che la Juventus ha vinto sul campo con il siderale distacco di 15 punti. Gli Elkann cominciano a pensare che forse sono stato raggirati.


In giro l'umore dei tifosi e soprattutto degli azionisti di minoranza è assolutamente nero e con insistenza questi ultimi premono sulla proprietà affinché reagisca a questo scempio.

Cobolli viene istruito a fare la voce grossa nel corso della Conciliazione al Coni, non ottenendo ovviamente esito positivo. Successivamente, la Juventus decide di preparare un ricorso al Tar del Lazio che, carte alla mano, definire un "capolavoro giuridico" è riduttivo. Preciso, circostanziato, e soprattutto nelle cifre, spietato. Tutto sembra deciso, si va al TAR.


Qualcuno a Roma comincia a spaventarsi e a credere che davvero la Juventus possa andare fino in fondo. Sarebbe una circostanza senza precedenti per il calcio italiano: in caso di accoglimento del ricorso, molto probabile a giudicare dalle dichiarazioni di illustri avvocati amministrativisti, i campionati avrebbero dovuto essere sospesi e i processi rifatti.

Il governo ed il primo ministro in persona si muovono direttamente con Montezemolo (In un ANSA del 22/12/2007 è riportata una frase del presidente FIFA Blatter: "Credo sia ora passato abbastanza tempo per poterne parlare - ha spiegato Blatter - Quando scoppiò lo scandalo, nel 2006, Luca di Montezemolo svolse un importantissimo ruolo di moderatore. E' in' gran parte merito suo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti allo scandalo'". e lo pregano di mettere un freno alla situazione. Non si vuole il caos, il ritardo dei calendari, il malumore delle piazze coinvolte, la delusione della stragrande maggioranza degli italiani convinti che tutto il male sia la Juventus. Ed il primo ministro ha buon gioco nel convincerlo. Sa che lui non può mettersi contro l'establishment perché lui, e ciò che rappresenta, sono parti importanti dello stesso.


Nel frattempo Cobolli Gigli passa le sue giornate al telefono circondato da molti avvoltoi che svolazzano sulla carcassa della Juventus in attesa del momento buono per spolparla. Indimenticabile, per ammissione dello stesso Cobolli Gigli, è "l'opera di convincimento a bere l'amaro calice della B" da parte del direttore del Corriere dello Sport, Vocalelli, che assume contorni grotteschi degni dei racconti di Collodi. Siamo a fine agosto. A Torino si svolge un vertice tra Montezemolo, J, Elkann e Gabetti. I due anziani convincono il giovane di famiglia a deporre le armi. Questo ciò che gli viene detto:

"Sappiamo che siamo stati sottoposti ad un giudizio di piazza senza garanzie, però ormai la gente si è formata un opinione e noi non la possiamo cambiare. Pensa a cosa avrebbe fatto tuo nonno in questo caso, non si sarebbe mai mischiato coni vari Gaucci e Preziosi ma avrebbe bevuto fino in fondo l'amaro calice, in osservanza alla sua storia, alla fedeltà all'ordine costituito e a tutto ciò che la FIAT è stata, ha rappresentato e vuole ancora rappresentare. Anche da un punto di vista economico, dopo le cessioni, la riduzione del monte ingaggi, la conferma degli sponsor, la rinuncia alla Champions League non c'è grande differenza tra i due scenari. Perciò, per le responsabilità che abbiamo e per le aziende che rappresentiamo dobbiamo ingoiare il boccone e scendere a patti con le autorità sportive".


Il giorno stesso viene istruito di conseguenza il povero Cobolli Gigli. È il 31 agosto 2006. La Juventus, la sua centenaria storia di successi e la passione dei suoi tifosi vengono calpestati senza pietà, in cambio della riduzione di qualche punto di penalizzazione in serie B (sancito nel successivo Arbitrato) e, probabilmente, di un provvedimento sulla rottamazione auto nella Finanziaria 2006.


Gli stessi giocatori e l'allenatore Deschamps rimangono sbigottiti dal comportamento del Cda che, in un Consiglio dalla durata biblica, stabilisce la definitiva rinuncia al Tar. È un dato di fatto, questo, che fa ritenere attendibile la circostanza che i giocatori e il tecnico fossero stati rassicurati sul fatto che sarebbero state percorse, purtroppo tardivamente, tutte le strade per cercare di riottenere la Serie A.


Lo strappo del 31 agosto tra squadra e società è una ferita che ancora oggi nelle dichiarazioni dei giocatori si percepisce quanto sia stata dolorosa, soprattutto per quelli che avevano accettato di rimanere a Torino. A questo punto non è più possibile tornare indietro. La squadra è costretta a subire la gogna dei campi della Serie B e i tifosi invece sono costretti a subire le farneticanti dichiarazioni di Cobolli Gigli sulla scia della cosiddetta operazione simpatia.


È tutto finito? Quanti e quali capitoli potranno essere ancora scritti su questa dolorosa vicenda? La sensazione che si percepisce tra le stesse fonti che ci hanno permesso di elaborare questa ricostruzione è che qualcosa bolle ancora in pentola. Qualcuno, nel frattempo, aspetta sulla sponda del fiume… ma questa è un'altra Storia.

Pareri, opinioni e considerazioni - Fatti successivi

Il 27 maggio 2010 il pm Narducci, Auricchio e Moratti si incontrano alla pubblicazione del libro "I Mondiali della vergogna" a Palazzo Valentini in Roma, chiacchierando nell'ascensore ripresi dalle telecamere durante la conversazione che provoca risate ai tre. Il mensile del Corriere della Sera, Style, nel numero di marzo 2008 pubblica un'articolo del vicedirettore Dario Di Vico, uomo di fiducia di Paolo Mieli. Nelle pagine iniziali c'è la descrizione degli editorialisti, quindi anche di lui: "Come tutti i bravi direttori odia Totò Riina, Bin Laden, Ahmadinejad, il Ku Klux Klan e Luciano Moggi".

"Odia" e "come tutti": Calciopoli in una parola.

Luca De Meo, responsabile marketing della FIAT, dichiara nel 2008 che [Lapo Elkann] "si, ha aiutato, assieme alle sconfitte della Juventus."

Massimo Moratti dichiara nel febbraio 2008 che il 5 maggio "avremmo vinto senza quella banda di delinquenti". Anni dopo dirà di non voler esasperare tensioni.

CitazioniModifica

“Una sentenza pazzesca, e non perché il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perché costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perché punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna.

E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perché tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”

Enzo Biagi, il Tirreno, 16 luglio 2006


"Bisogna avere, innanzitutto, il coraggio di affermare una realtà: il procedimento di questa estate ha partorito un autentico aborto giuridico. Quando parlo di “aborto giuridico” mi prendo la piena responsabilità di ciò che dico.

Quando si vuole espletare in due settimane un procedimento che richiederebbe almeno 6 mesi solo per un corretto iter investigativo, non può che venir fuori un aborto giuridico. Quando si cassa, per motivi di tempo, un grado di giudizio, quando si impedisce agli imputati di portare testimoni, dossier e filmati in loro discolpa, ma gli si concede solo 15 minuti per una arringa difensiva, non si può che parlare di aborto giuridico. Quando non si concedono agli avvocati difensori degli imputati i testi integrali delle intercettazioni, adducendo che non sono pertinenti, si può solo parlare di aborto giuridico. Quando, infine, si disassegna un titolo ad una squadra, la Juventus, per assegnarlo ad un'altra, l’Internazionale, prima che sia pronunciato il verdetto del primo iter istruttorio, allora siamo ben oltre l’aborto giuridico.

Non è un problema di giustizia ordinaria o sportiva: in ogni paese che si definisca civile eventuali pene e sanzioni devono essere comminate dopo che sia stato verbalizzato un verdetto di colpevolezza, mai prima. E non venitemi a parlare di normative UEFA o di liste da dare alla stessa per le coppe europee: i diritti degli imputati, tra cui quello di potersi difendere con i mezzi che l’ordinamento mette loro a disposizione, vengono prima di una partita di calcio.


[…] Poi, di fronte al fatto compiuto, chi si prende la responsabilità di fermare una macchina che macina miliardi di €, tanto da essere la sesta industria del paese? Io, per conto mio, posso solo ribadire il concetto già espresso: una penalizzazione di 8/10 punti, una multa e la squalifica di Moggi e Giraudo per 10/12 mesi, questa era la pena congrua, a mio parere. Ogni parallelo con la vicenda del 1980 è improponibile: qua non ci sono tracce di illecito, né denaro o assegni.

L’illecito ambientale non è un reato contemplato da nessun codice, a meno che non si parli di inquinamento atmosferico..."

Corrado De Biase (Capo Ufficio Indagini nel 1980), ReteTv37 Firenze, 3 novembre 2006


POSIZIONE FORTE - Il senatore a vita Francesco Cossiga afferma cose forti, nel fare i complimenti alla nazionale per il superamento dei quarti di finale del Mondiale. Ma come fa ad essere certo che il dramma di Pessotto sia da collegare alle inchieste sul calcio?

"Sono assolutamente sicuro - replica l'ex presidente della Repubblica -. Dopo le famiglie distrutte da mani pulite senza nessun contributo alla moralizzazione del Paese, ora con gli stessi attori non avremo grazie a calciopoli nessuna moralizzazione: o se la danno i club o non sarà certamente Borrelli a darla loro. E corriamo il rischio di avere un'altra sequela di suicidi, tentati suicidi e famiglie distrutte. I ragazzi della nazionale stanno reggendo a questa persecuzione psicologica ed hanno retto anche al dolore per la vicenda di Pessotto. Per questo dico loro bravi".

ATTACCO - Cossiga ha avuto parole durissime anche per la Caf. "L'altro giorno – ha detto –mi sono vergognato per quella parodia della giustizia che è la commissione di appello federale: mi ha molto meravigliato che un serio giurista sia sceso così in basso da andare a presiederla. Il che vuol dire che lo pagano bene perché altra giustificazione non l'avrebbe".


Francesco Cossiga


"Al Bar dello Sport sotto casa non avrebbero saputo fare di meglio. La Juventus è stata condannata per non aver commesso il fatto, cioè per non aver comprato o aggiustato o taroccato nessuna partita, nemmeno una (pagina 76). La Caf guidata da Cesare Ruperto ha spiegato che nel calcio italiano non c’era nessuna cupola (pag. 74), che il sistema Moggi è un’invenzione della Gazzetta dello sport (pag. 74), che i 50 sorteggi non erano truccati (pag. 83), che la balla delle ammonizioni mirate per favorire preventivamente la Juventus era, appunto, una balla grande così (pag. 103).

Cinque, praticamente sei, arbitri su otto sono stati assolti e i due condannati non sono stati puniti per le partite della Juventus. Ma se è così, ed è così, come mai la Juventus e le altre (tranne il Milan) sono state condannate a uno, due o forse quattro anni di B? La tesi colpevolista è questa: i rapporti stretti tra i dirigenti della Juventus e i designatori arbitrali, anzi uno solo: Paolo Bergamo, hanno creato “un’atmosfera inquinata, una insana temperie avvolgente il campionato di serie A” per cui è stata lesa la terzietà, l’autonomia e l’indipendenza del settore arbitrale.

Come e dove e con quali arbitri, per i giudici non è importante, perché si tratta di una specie di concorso esterno in campionato di calcio, per cui è sufficiente provare il rapporto di contiguità tra Moggi e un designatore per essere certi che gli arbitri fossero comunque condizionati, anche se non ce n’è prova di alcun tipo. Il problema è che questo reato nel codice sportivo non esiste.

Tra l’altro questa contiguità di rapporti tra Moggi e i designatori, più che dalle innocue telefonate intercettate si evince da quelle che non conosciamo, cioè dal fatto che Moggi avesse consegnato a Paolo Bergamo una scheda sim svizzera non intercettabile e che i due si vedessero regolarmente a cena. Un reato che non c’è, basato su telefonate e cene di cui nessuno conosce il contenuto, accertato in un processo che ha saltato a pie’ pari il dibattimento e che è cominciato direttamente con la formulazione delle richieste da parte del procuratore come in URSS.

Per il resto la sentenza della Caf ha smontato le principali accuse avanzate dalla procura federale e dalle varie gazzette – che a sua volta aveva rigettato lo schema Borrelli della Cupola Juve contrapposta a quella Milan. Ne ha accettato però lo schema accusatorio, che è questo: gli atti commessi dai dirigenti della Juve “di per sé” costituiscono comportamenti contrari a principi di lealtà (art. 1).

Una violazione del codice sportivo innegabile sulla base di quelle telefonate, ma che non comporta l’automatica retrocessione a una serie inferiore delle squadre, proprio perché sono atti che, “di per sé”, non configurano alcun illecito sportivo ex articolo 6, cioè non costituiscono il tentativo di alterare lo svolgimento o il risultato di una gara.

L’accusa principe quindi è caduta, non c’è, non esiste, è pura Curva Sud, come sa chiunque capisca un pizzico di calcio e abbia seguito il campionato sotto inchiesta senza la sciarpa dell’Inter o della Roma intorno al collo.

Eppure la corte ha condannato ugualmente la Juventus, trasformando le tre violazioni dell’articolo 1 in illecito sportivo ex art. 6 (quello che comporta la retrocessione). Più che un principio giuridico, sembra abbiano applicato la regola in vigore nei campi dell’oratorio, dove ogni tre corner viene assegnato un calcio di rigore."

Christian Rocca, il Foglio, 18 luglio 2006


"Guarda un po': dopo le chiacchiere, le accuse, i fiumi di parole e le polemiche varie, nell'ambito del celebre caso Calciopoli salta fuori uno studio quantomeno singolare.

Quattro cervelloni dell'Università di Londra (Walter Distaso e Leo Leonida della "Queen Mary University") e dell'Università di Messina (Dario Maimone e Pietro Navarra), si sono arrovellati su fatti, arbitri indagati, sfaccettature e numeri del torneo di serie A 2004-05. Per capirci: quello vinto dalla Juventus, ma sottratto alla stessa dopo mesi di indagini da parte della procura di Napoli.

«Moggi e i suoi hanno condizionato questo e quell'arbitro» si diceva, e quindi «è giusto togliere il tricolore dalle maglie dei bianconeri». Così è stato fatto, storia dell'ultima, focosa estate.

Passano i giorni, le temperature si abbassano e i suddetti studiosi si lanciano in un calcolo a 360 gradi neanche troppo complicato. Cosa risulta dalle scartoffie? Pensa te, i bianconeri con gli arbitri inizialmente indagati (De Santis, Rodomonti, Bertini, Dondarini, Rocchi, Messina, Gabriele, Racalbuto e Tagliavento) conquistavano meno punti che con quelli cosiddetti "puliti".

E in numeri - si sa - non mentono. A far quattro conti risulta che Del Piero e compagni - capaci di mantenere una media punti pari a 2,63 nelle partite dirette dagli arbitri senza macchia - con quelli sotto inchiesta si sono dovuti accontentare di una media punti pari a 1,89. Mica male se si tiene presente un altro dato: sul totale di 38 partite i bianconeri sono stati fischiati equamente dai "corretti" e dai "corrotti" (diciannove partite dirette per categoria).

Strano no? Di più, secondo lo studio la stessa sorte è toccata ad altre due squadre penalizzate: il Milan (2,19 punti in media contro 2) e la Fiorentina (1,22 punti in media contro 0,93). In pratica solo la Lazio tra le squadre penalizzate ha ricevuto vantaggi (e che vantaggi) dagli arbitri sotto inchiesta; secondo lo studio, infatti, i biancocelesti (arbitrati 11 volte dagli arbitri sotto inchiesta contro 27 direzioni "pulite") hanno toccato una media punti pari a 2 con i primi e pari a 0,81 con i secondi.

Ora, o la Lazio era maestra indiscussa nel cosiddetto "campionato parallelo", o qualcosa non torna: ma come, questi qua condizionavano i fischietti a loro piacimento e con gli stessi ottenevano meno punti? Parola a uno dei promotori dello studio, Pietro Navarra: «Il nostro è uno studio puramente statistico. Non ci interessa, né siamo in grado di stabilire, se Moggi e gli altri dirigenti indagati potevano condizionare le partite, ma dal nostro punto di vista possiamo mettere in evidenza tre ipotesi più che valide: o non esisteva alcun condizionamento arbitrale nel torneo 2004-05, o esisteva ma non ha prodotto risultati rilevanti, o è possibile pensare a uno scontro tra dirigenti per l'acquisizione del sistema calcio che ha dato luogo a società vincenti e perdenti in quello che possiamo definire "campionato parallelo"».

Tre ipotesi e un solo punto fermo: Juventus (in maniera evidente), Fiorentina e Milan in termini complessivi non hanno ottenuto vantaggi dagli arbitri inquisiti.

«In più - continua Navarra - nello studio abbiamo tenuto conto anche della forza degli avversari affrontati dalle squadre coinvolte. La Juventus, per esempio, ha incontrato squadre più forti nelle partite dirette dagli arbitri sotto inchiesta. Questo potrebbe spiegare, almeno in parte, la considerevole differenza nella media punti complessiva».

Fabrizio Biasin, Libero, 14 dicembre 2006


"Quale Calciopoli? Questa è Farsopoli"

Paolo Bergamo, luglio 2006